Con le mani piene non si prende niente

Con le mani piene non si prende niente

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Da bambino amavo raccogliere pietre dalla forma e colore particolari.

O almeno, che sembravano particolari a me. Sai come sono i bambini, si stupiscono di tutto. Ci sono anche dei grandi che amano raccogliere pietre particolari, le pietre possono essere oggetti molto affascinanti…tu però immagina un bambino, che durante una passeggiata sul greto di un fiume procede con gli occhi puntati verso il basso, esaminando intento il terreno per individuare i sassi più magici.

Cedendo alle sue insistenze, qualche adulto gli ha finalmente detto che, sì, non si può escludere che sul fiume si trovino anche dei veri e propri cristalli…e ora il bambino ci spera, la sua mente è fissa sul cristallo e i suoi occhi sul terreno pietroso.

Il gruppo arriva al punto più lontano della passeggiata; è ora di girare indietro e tornare. Adesso siamo a metà del viaggio, e ancora niente cristalli!

Il bambino ci aveva fatto la voglia, ora non può tornare a casa a mani vuote.

Così cerca i sassi che più lo colpiscono: non saranno cristalli, ma guarda che strani anelli ha questo, e quello sembra una punta di freccia, e quello ha una venatura di quarzo quasi trasparente. In pochi minuti, le mani del bambino si riempiono di sassi, tanti che deve tenerli stretti al petto per non perderli.

Ora non può più muoversi liberamente per infilarsi tra le rocce e rovistare negli angoli più nascosti. Deve stare attento a non perdere i suoi sassi. Passa vicino a un masso che nasconde una piccola insenatura pietrosa molto allettante…già, si era ripromesso di esplorarla sulla via del ritorno.

Ma come fare con tutte quelle pietre in mano?

Così rinuncia, e passa oltre. Non può sapere che, quella mattina, un’altra escursionista aveva perso proprio dietro a quella roccia un medaglione di ametista: il pezzo più incredibile che il piccolo mineralista avrebbe mai potuto trovare nella sua carriera. Invece torna a casa con il suo bottino consolatorio, e anche quando, passati pochi giorni, tornano a sembrare sassi qualsiasi, una parte di lui si rifiuta di liberarsene.

Sono i sassi della passeggiata dei cristalli!

Prima di gettarli, anni dopo, li avrà riguardati diverse volte, mai con gioia, ma sempre con uno strano senso di delusione e malinconia.

Se ti dispiace per quel bambino (che oggi ha una ricca collezione di cristalli da tutto il mondo, e li osserva spesso con piacere), dovresti rivolgere a te stesso quel sentimento. Perché tutti, ormai, ci riempiamo le mani di oggetti privi di reale valore che ci impediscono di trovare i veri tesori della vita.

A livello di Feng Shui, gli accumuli disordinati tendono a rallentare i processi, a bloccare le situazioni e offuscare le percezioni. Naturalmente, questo non ci aiuta a migliorare le nostre condizioni di vita e il nostro umore.

Ma il problema è più profondo del semplice effetto di risonanza tra abitazione e persona.

Perché l’abitudine di conservare oggetti che non ci danno nessun vero aiuto o benessere ha una precisa corrispondenza psicologica nel conservare idee e soprattutto emozioni “vecchie”. Idee ed emozioni che ci imprigionano in situazioni di vita insoddisfacenti, mantenute solo per amore di quieto vivere, o per quella che in fondo è pura e semplice sfiducia nella possibilità che la vita cambi in meglio.

Dietro alla conservazione di oggetti non utilizzati, infatti, vi sono spesso due sentimenti gemelli:

  1. del domani non ci si può fidare: la privazione e il bisogno sono sempre in agguato
  2. il mondo non ci porta mai cose buone in modo spontaneo

Con queste premesse, è evidente che conservare tutti gli oggetti che abbiamo e arroccarci dietro a situazioni familiari è la sola cosa da fare, perfino se la nostra esperienza della vita è deludente e frustrante. Ma quanto c’è di vero in quelle convinzioni?

Non saranno le classiche profezie autoavveranti?

Di solito, questo è il punto dell’articolo in cui, su toni un po’ misticheggianti, parte la tirata esortativa: sorridi alla vita! Smetti di bloccare la prosperità! Lascia fluire “l’energia!”

Va di moda una corrente di pensiero facilona e un po’ new age che insegna ad affidarsi allo spirito benevolo dell’universo con fiducia e gratitudine, ad aprire il cuore e accogliere le benedizioni che sicuramente non tarderanno ad arrivare. Basta crederci!

Io questa te la risparmio.

Posto che nella minestra allungata della new age galleggiano anche profonde verità, personalmente trovo più saggio bilanciare fiducia e gratitudine con una buona dose di realismo e preparazione. Come si dice, spera nel meglio e preparati al peggio.

Tuttavia, è pur vero che anche sfiducia e cautela possono essere irrazionali, eccessive e dannose. Se il bambino della storia non fosse stato così spaventato dalla prospettiva di tornare a casa a mani vuote, avrebbe portato a casa un tesoro, anziché una zavorra.

L’idea più utile che si trova in tutte le correnti del “pensiero positivo” vecchie e nuove è forse quella di portare l’attenzione sulle nostre dinamiche interne, e chiederci se forse non stiamo contribuendo in qualche modo a creare situazioni di scarsità e frustrazione.

Per esempio chiediamoci:

Perché tutta questa ansia di riempirsi le mani?
 Perché riempiamo in modo eccessivo il nostro spazio?

Ho una risposta sintetica ma precisa: riempire è la nostra reazione istintiva alla paura del “vuoto”.

Perché paura? Perché il vuoto implica una minaccia.
 Il vuoto ci ricorda l’assenza di quel che ci occorre per vivere bene. Ci mette in contatto con la possibilità di restare privi, sprovvisti, inermi. Riaccende la paura atavica di scoprirci incapaci di trovare il necessario, quindi, in ultima analisi, di soccombere.

Da un altro punto di vista, il vuoto comporta anche la possibilità che a riempirlo arrivi qualcosa di sconosciuto, di diverso, di imprevisto. Meglio allora riempirlo di sassi qualsiasi prima che arrivino brutte sorprese…
In fondo, gli accumuli è questo che sono: barricate contro il nuovo che viene dal mondo esterno, contro il fluire della vita che minaccia sempre di portare qualcosa di sgradevole, qualcosa che non sappiamo come gestire.

Come ho detto, non desidero convincere nessuno che nel vuoto entrino sempre cose buone se uno le aspetta grato e sereno. Non lo penso.

Però penso che se non lasci un “respiro”, di cose buone non ne arrivano di sicuro.

 Se erigi una muraglia di oggetti tra te e la vita, ti proteggerai (in parte) dai cambiamenti che ti spaventano, ma inevitabilmente ti separerai anche da tutti quelli che ti arricchirebbero in senso materiale e spirituale.

Riempire ogni angolo della nostra abitazione fino al punto che un nuovo oggetto in arrivo può solo essere inglobato in una massa informe di roba significa chiuderci alle possibilità della vita. Significa barattare l’opportunità di evolversi e scoprire, con la rassicurante certezza della stasi.

E non è solo una metafora.

Oltre a esprimere le nostre strutture mentali, la gestione del nostro spazio le influenza, nel bene e nel male. Se non c’è un buon ricambio di oggetti nel nostro spazio, così non ci sarà nella nostra vita un ricambio di persone, di idee, di attività. In questo modo, sottile ma concreto, gli accumuli ci allontanano realmente dalle opportunità migliori. E fanno anche di peggio. Passato un certo livello, io penso che arrivino a nasconderci anche i nostri veri bisogni. I nostri desideri. I nostri sogni.

L’oblio è una forma di difesa dal dolore: se riesco a dimenticare il desiderio, dimenticherò anche il dolore che provo a vederlo irrealizzato. Purtroppo, dimenticando il desiderio dimentico anche la possibilità di trasformarlo in realtà.

L’accumulo difensivo ci porta a questo: a forza di riempire tutto di sassi comuni per non lasciare dei vuoti ansiogeni, finiamo per dimenticare che esistono i cristalli. Da lì in poi, la nostra spinta motivazionale si esaurisce, e la vita diventa sempre più un restare aggrappati ai sassi.

Non a caso, uno degli aspetti che trovo più tristi nel disturbo da accumulo è la staticizzazione della personalità: chi accumula tende a invecchiare senza mai crescere.

La capacità di rinnovarsi sembra inversamente proporzionale alla tendenza ad accumulare.

I casi di accumulatori più gravi che ho conosciuto sono tipi alquanto diversi. Ci sono accumulatori gioviali e malinconici, generosi e avari, metodici e spontanei, eccetera. Ma tutti hanno in comune una cosa: il fatto di restare ancorati alle loro convinzioni e luoghi comuni senza spostarsi di un millimetro, per decenni.

Sono sempre gli stessi, solo più vecchi e più stanchi, le loro risposte sempre più inadeguate a una realtà in continuo cambiamento. Alcuni danno segni quasi inquietanti di rimuovere le nuove informazioni: se gli comunichi un messaggio che non rientra nei loro schemi – anche banali questioni pratiche – nel giro di qualche giorno è come se non ne avessi mai parlato.

A volte queste persone mi danno l’impressione di non essere del tutto vive. La vita, per definizione, si muove. Si trasforma, si evolve. A guardare certe persone eseguire gli stessi “programmi” mentali che qualcuno gli aveva caricato nell’hard disk cinquanta anni fa, senza che abbiano aggiornato un bit, viene da chiedersi se abbiano vissuto davvero, o solo tenuta accesa la macchina.

La maggior parte di noi non ha un problema di accumulo così grave, però vale la pena di chiedersi: se un disposofobico di quelli duri può entrare in questa sorta di animazione sospesa…

Cosa stanno provocando in me i miei accumuli?
Quali sono i pensieri che mi rinchiudono nei miei problemi?
Come posso restituire un po’ di fluidità alla mia vita?

Il primo passo, quello che ti propongo oggi, è restituire al vuoto il suo valore.

I vasi sono fatti di argilla,
ma è il vuoto interno che fa l’essenza del vaso.


Mura con finestre e porte formano una casa,
ma è il vuoto di essi che ne fa l’essenza.

Tao Te Ching, XI

 

Quello che ci sta dicendo il Tao Te Ching è che un recipiente ha valore solo in quanto può essere riempito. Quando viene riempito, ha esaurito le sue possibilità. Ecco perché è fondamentale mantenere sempre dello spazio libero nella nostra vita.

E visto che abbiamo tirato in ballo il Taoismo, supremo nell’esprimere in modo semplice le verità più profonde, tanto vale metterla anche in termini di yin-yang: ogni pieno va bilanciato con un vuoto, altrimenti ne risulta una staticità contraria al fiorire della vita.

E sempre in vena di Taoismo…vogliamo buttarla anche sul paradosso?

Ok: la diminuzione è un aumento.

Poiché il decluttering comporta fisicamente l’eliminazione di oggetti, viene spontaneo associarlo a una diminuzione. E questo un po’ spaventa. Ma siamo in un’ottica sbagliata. Il decluttering va pensato come un aumento: l’aumento di tutte le cose buone da cui le nostre barricate di oggetti inutili ci tengono separati. Lo so, non è facile fare questa sorta di inversione.
 In Fai spazio alla vita chiarisco il concetto con uno schema grafico molto semplice ma davvero illuminante; qui invece voglio aiutarti a farne esperienza diretta con un piccolo esperimento.

“Sono pronto per qualcosa di nuovo”

  1. Trova almeno uno e al massimo 3 oggetti che ti ricordano una fase passata della tua vita, con i suoi aspetti positivi e negativi, che però vuoi superare in modo definitivo, andare oltre. Non devono necessariamente essere oggetti di grande potere simbolico, qualunque oggetto che puoi associare a una versione superata di te stesso va bene.
  2. Parla agli oggetti che hai scelto. Esatto: parla agli oggetti. Puoi chiedergli ad esempio: chi sei? Come sei arrivato in casa mia? Quanto mi sei costato? Cosa mi hai dato in cambio? E così via. Se è un oggetto che ti è stato d’aiuto, ringrazialo e poi salutalo, augurandogli di passare anch’esso a una nuova e migliore fase della sua esistenza. Se non ti ha portato niente di buono, semplicemente annunciagli che il suo soggiorno nel tuo spazio è giunto a termine.
  3. Visualizza quegli oggetti. Vedili legati alle tue caviglie con corde o catene. Ora stai slegando i nodi, o rompendo le catene. Puoi procedere sulla tua strada libero dal peso di quegli oggetti ormai inutili.
  4. Sbarazzati degli oggetti nel modo più ecologico che puoi, ma comunque entro una settimana, a costo di bruciarli in cortile o nella stufa. In effetti, se sono oggetti che ti ricordano qualcosa di negativo, bruciarli può essere una buona idea. Il fuoco è un simbolo di purificazione molto forte. Qualsiasi cosa fai per liberartene, in quel momento rievoca la visualizzazione: vedi te stesso allontanarti dagli oggetti e dì/pensa: “sono pronto per qualcosa di nuovo”.
  5. Nei giorni successivi, tieni gli occhi aperti. Osserva come si manifesta questo piccolo seme di libertà che hai piantato lasciando andare quegli oggetti. 
Quando una novità interessante, anche una cosa semplice, entra nella tua vita, ti ricorderai di pensare: se questo è l’effetto che fa con 1-3 oggetti, cosa può succedere con il decluttering di tutta l’abitazione?

In questo modo, non solo avrai alleggerito la tua vita di pesi inutili, ma avrai anche creato uno slancio motivazionale per continuare a liberare nuove risorse.
E se ti va, scrivimi il risultato dell’esperimento! :-)

Anche per stavolta è tutto, grazie per l’attenzione e ricorda: con le mani piene non si prende niente!

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