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Il decluttering è come la meditazione

Qualche giorno fa ho ricevuto da Sonia questa e-mail:

“Oggi sono andata a vedere la prima mail ricevuta da Decluttering Efficace: risale ad ottobre 2015. Il corso l'ho acquistato alcuni mesi dopo. Ebbene è da allora che sono impegnata ad alleggerire una stanza di sottotetto di circa 5 m x 3 m e uno sgabuzzino di circa 2 m x 3.5 m. Continuo regolarmente a eliminare sacchi di oggetti. Eppure erano stanze in cui si camminava tranquillamente. Mica stanze inagibili tipo quelle che si vedono in certe trasmissioni tv! Mesi per sole due stanze!!! In apparenza un risultato ridicolo.”

Succede a molti di iniziare bene, poi di rallentare, di distrarsi, di ricadere in vecchie abitudini, di riprendere a spizzichi e bocconi, di ricadere di nuovo, e di ritrovarsi dopo due anni di decluttering a fasi alterne con una casa che, in fondo, non sembra così diversa da quando hai iniziato.

È facile, allora, pensare che i tuoi sforzi siano stati inutili. Ovviamente, pensieri simili portano presto o tardi a ricadere nel vecchio stile di vita al 100%, forever.

Ma è davvero così?

O hai la casa perfetta, o il tuo decluttering è un fallimento?

Questo discorso mi ricorda la tipica reazione di molti novizi della meditazione, quando scoprono che quando ti siedi a gambe incrociate, ti rilassi e cerchi di osservare il respiro senza distrarti, ops, la mente ferma sul respiro non ne vuole sapere di starci.

Niente vuoto zen.

Niente esperienze mistiche di beatitudine.

Se hai un cervellino agitato, sulle prime nemmeno un po’ di semplice relax.

Invece, è un continuo distrarsi, vagare, accorgerti di dove sei finito, e riportare la mente sul respiro, solo per distrarti di nuovo subito dopo, e ritornare, e distrarti, e ritornare, e avanti così.

NON è un’esperienza di quiete, almeno al principio.

E così, il novizio pensa: “non riesco a meditare”.

“Non sono portato per la meditazione, non fa per me.”

“Ci ho provato, ma non ci riesco proprio”.

Sbagliato.

Perché la meditazione non è il momento in cui la mente è perfettamente quieta e assorta nell’oggetto della concentrazione.

La meditazione è proprio realizzare che sei distratto, e riportare l’attenzione sull’oggetto. Fintanto che fai questo, stai meditando.

Quando rinunci e lasci che la mente ricada nelle sue divagazioni spontanee, allora hai smesso di meditare. Allora stai fallendo.

Il successo nella meditazione non è un momento nel futuro remoto in cui la tua mente sarà immune da pensieri, emozioni e sensazioni che causano sofferenza. Il successo nella meditazione è conquistare gradualmente terreno sugli automatismi e i malesseri radicati che ci imprigionano.

L’esercizio di stare “all’erta” rispetto alle continue e immancabili distrazioni, e riportare la mente al respiro (o al mantra, etc) appena ti accorgi che si è distratta, aumenta nel tempo la consapevolezza della tua attività mentale.

Sempre più, ti ritrovi ad assumere la prospettiva di un osservatore neutrale, che vede sorgere pensieri ed emozioni e può valutare e scegliere come rispondere, anziché reagire in modo automatico e impulsivo.

I benefici di questo continuo “fallire” e riprovare, quindi, sono profondi:

  • riesci a mantenere l’attenzione sulle cose più importanti, eliminando le deviazioni inutili
  • diventa più facile affrontare e sciogliere i tuoi nodi interiori perché sai che puoi facilmente osservare le emozioni negative senza esserne travolto
  • è più facile mantenere l’autodisciplina in ogni ambito, perché puoi osservare gli impulsi quando sorgono, e scegliere di lasciarli passare senza seguirli
  • ti senti sempre più presente, libero e padrone in tutto quello che fai

Se consideri un fallimento la meditazione solo perché continui a distrarti, quindi, significa che non hai capito il punto.

Per il praticante di meditazione, la distrazione è un po’ come la gravità per un atleta: una forza a cui si oppone ripetutamente, regolarmente, per sviluppare nuove abilità e/o migliorare il proprio aspetto.

Non sarà mai capace di sollevare quegli 80 chili come se fosse sulla stazione spaziale a gravità zero.
Ma non era quello il punto.

Nel decluttering vale lo stesso discorso.

Nel decluttering, il successo non è quell’ideale punto di arrivo, in cui la tua casa è stata svuotata da ogni singolo oggetto in eccesso, in cui è perfettamente impermeabile a nuove invasioni, e tu non spendi più un solo euro e un solo minuto in oggetti incapaci di farti stare bene.

Il successo nel decluttering - il decluttering come lo intendo io - è acquisire gradualmente abilità e libertà che rendono tutto il tuo vivere più efficace e più ricco.

In parte, si tratta di puri e semplici benefici materiali. Se segui questo blog da un po’ sai che batto spesso sul risparmio di tempo, soldi, energie che una gestione più saggia di oggetti e spazio può portare.

Fondamentalmente, meno acquisti impulsivi di oggetti inutili = più soldi per vivere le esperienze che ti rendono più felice.

Ma la pratica regolare del decluttering ti dà molto di più. Spesso definisco il decluttering una “palestra psicologica”, perché praticarlo aumenta:

  • la chiarezza sui tuoi valori e priorità
  • la capacità decisionale
  • l’autodisciplina
  • l’abilità di gestione delle risorse
  • la capacità di accogliere e gestire il cambiamento
  • la flessibilità mentale
  • la consapevolezza dei “buchi” emotivi che gli accumuli servono a tappare e nascondere

Come se non bastasse, gestire meglio gli oggetti nel tuo spazio migliora i rapporti tra le persone che lo occupano. Accumuli e disordine sono più che irritanti: sono spesso la miccia che fa esplodere veri e propri conflitti di territorio a livello animale.

E parlando di livello animale: tra i benefici profondi del decluttering vi sono anche le trasformazioni sottili e spontanee delle situazioni di vita tramite l’effetto di risonanza tra casa, corpo e psiche.

E Sonia ora l’ha toccato con mano, perché prosegue:

Ma la cosa importante è quanto ottenuto nel resto della vita. Declutterato due lavori che non funzionavano, una macchina, preso delle decisioni, cambiato lavoro. Ripreso a studiare. Il conto in banca sta molto meglio. Io sto molto meglio e mi sento più leggera. Lavoro lungo! Meno male che non sapevo che sarebbe durato così tanto....(un passetto alla volta). C'è ancora molto da fare e da eliminare ma sono ottimista.

Fai bene a esserlo!

Come vedi: a fronte di un sottotetto e uno sgabuzzino con un decluttering lento e parziale, svolte radicali nella vita. Le ripeto perché lette in una riga fanno meno effetto, ma…

  • superati DUE lavori che non funzionavano
  • trovato (o creato?) un lavoro nuovo
  • ripreso a studiare (il che significa che ha il tempo, le energie e la voglia per farlo)
  • netta ripresa economica
  • netto aumento del benessere personale: “sto molto meglio e mi sento più leggera.”

Morale della favola: non mollare mai solo perché il tuo decluttering non corrisponde a chissà che ideale. Quando ti prendono l'ansia e lo sconforto di vedere la casa ancora troppo piena, fermati un attimo a considerare come sarebbero la tua casa e la tua vita se NON ti stessi impegnando nel decluttering. Un respiro alla volta, una spinta alla volta, un oggetto, un cassetto alla volta, la vita si trasforma.

(Seconda morale parallela: visto che stiamo parlando di guadagnare libertà aumentando il margine di controllo sulle nostre dinamiche interiori, hai mai pensato di imparare a meditare? Non è difficile, basta accettare che per riuscire devi fallire in continuazione e risalire in sella venti volte al minuto. Grandi benefici!)


Qual è la tua esperienza con le trasformazioni di vita parallele al decluttering? Ti capita di scoraggiarti perché non vedi grandi progressi nel tuo spazio? Riesci a vedere come il decluttering influenza il tuo modo di pensare e le tue situazioni di vita nonostante il tuo spazio non sia ancora perfetto? Dì la tua nei commenti qui sotto!

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Elisabetta Oliani

Grazie, questo è veramente un approccio “olistico”, fa bene al cuore.

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Claire

ciao
grazie del paragone con la meditazione
ora ne so di piu’ di meditazione e riprovo!
chiara

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ilaria biganzoli

Che bella storia… grazie! Leggerla sorseggiando il caffè è stato un vero piacere.
Intanto complimenti a Sonia perchè inanellare tutti questi obiettivi con una semplice soffitta declutterata così-così… beh… mitica! Da mettere negli annali del gruppo! Te lo dice una che ha ribaltato l’universo domestico e ancora non ha cambiato lavoro neppure una volta! Aahahahhhhh! Dai scherzo, ma complimenti davvero.
Una sola cosa aggiungerei al commento di Lorenzo partendo dalla mia esperienza: più la casa si alleggerisce più divento insofferente all’accumulo perciò più esigente. Quindi anche a me succede a volte di sentirmi ferma nella percezione ‘questa casa è troppo piena’ ovvero ‘non è cambiato nulla’, in realtà… sono cambiata io!
In questi casi mi basta riguardare le foto postate sul gruppo (per es. il pick-up pieno di ciarpame da discarica) per risvegliarmi dall’incubo e capire il tranello mentale. Insomma personalmente ho trovato molto utile documentare il percorso con foto e post proprio per evitare la trappola dalle resistenze interiori.
Detto questo… Meditate gente, meditate!
Che bella proposta!
La mia pratica yogica, da quando ho inziato a declutterare, è diventata molto regolare e mi ha portato progressi insperati, benessere e forma fisica. Un pochino di meditazione ce la butto lì alla fine, quasi ogni mattina ma ti ringrazio Lorenzo per questo nuovo stimolo che sicuramente cercherò di cogliere.
E il parallelo è davvero efficace… wow!
Grazie ancora e buona giornata!

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Silvia Mezzanatto

Bellissimo articolo: grazie!

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Lucia Morellato

Grazie per queste mail sempre nuove, ma che mi m’incoraggiano e mi consolano!
Anch’io declattero da qualche anno ormai…. e sto migliorando il mio sguardo, porto molta pazienza ora sulla mia incapacità di essere perfetta…..
Tutto mi pare si stia lentamente armonizzando.
Grazie grazie grazie!

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