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Il funerale delle bambole: la soluzione giapponese all’attaccamento per oggetti speciali

Il precedente articolo su come separarsi dagli oggetti "animati" ha riscosso un certo successo...e allora indaghiamo più a fondo.

Di solito con il decluttering si va in Giappone per via di Marie Kondo. Oggi vi ci porto per un motivo un po' diverso.

Esiste una tradizione giapponese secondo cui, dopo 100 anni di vita, un utensile sviluppa una coscienza, uno spirito, diventando uno tsukumogami: uno spirito-oggetto.

Il precedente articolo sul distacco dagli oggetti "animali" ha riscosso un certo successo...e allora indaghiamo più a fondo.

Di solito con il decluttering si va in Giappone per via di Marie Kondo. Oggi vi ci porto per un motivo un po' diverso.

Esiste una tradizione giapponese secondo cui, dopo 100 anni di vita, un utensile sviluppa una coscienza, uno spirito, diventando uno tsukumogami: uno spirito-oggetto.

Oggi mi separerò dall’auto che ho avuto in regalo per i miei 18 anni una Toyota Aygo azzurra (oggi ne ho 27 di anni)…me ne separo xke ho la fortuna di poter avere un’auto nuova e più affidabile della mia attuale che è a spasso dal 2005…


Obiettivamente mi rendo conto che sono fortunata a poter avere un’auto nuova e dei vantaggi che ne conseguiranno.


Emotivamente sono distrutta e mi pento della scelta fatta e di ciò che accadrà…inizialmente la Toyota avrebbe dovuto essere venduta, poi x questioni economiche rottamare è diventata la scelta più ovvia.


L’idea di venderla mi feriva ma ero in grado di accettarla…l’idea di demolirla mi sta creando dei problemi seri…piango da 2 settimane come se mi avessero comunicato la morte di una persona cara.


Non so se sono impazzita, nessuno mi capisce se ne parlo con amici e parenti vedono solo la fortuna della nuova auto…


Io invece se potessi annullare tutto lo farei! Non riesco a godere di questa scelta tutti dicono ke domani l’avrò dimenticata…io temo di pentirmi amaramente…


Ho provato a metterla accanto a qualcosa di più caro [si riferisce a questo articolo da cui ho riportato il suo commento] ma non ha funzionato…si può dire che dentro ci sono cresciuta…


Consigli?

TOYOTA AYGO

Ciao Laura,

grazie per avere condiviso la tua storia, veramente emblematica. Anche se non tutti sentono il dolore del distacco da una macchina in modo così acuto, penso che la tua esperienza sia molto più diffusa di quanto si potrebbe pensare. 

Vi spiego quello che secondo me accade in questi casi.

1) quando la natura e la forma dell’oggetto ricordano un essere vivente, scattano in noi dei meccanismi di attaccamento istintivo diversi e più profondi che per gli oggetti comuni

Ad esempio, una bambola di ceramica, specialmente se ha proporzioni vicine a quelle di un bambino umano, è più difficile da lasciare andare di un piatto di ceramica.

Una poltrona morbida, il contatto con la quale ricorda l’abbraccio materno, è più difficile da lasciare andare di una sedia di metallo pieghevole.

Un’automobile ha una forma che può benissimo ricordare un animale domestico. Ad esempio, ha un davanti e un dietro su una struttura orizzontale, un “muso” che si anima accendendo le luci, una “voce” nel rumore caratteristico del motore e del clacson, sedili morbidi che ricordano il contatto con un corpo. 


Una parte profonda della nostra mente si confonde, e scatta un attaccamento che per quanto sembri razionalmente ingiustificato per un oggetto materiale, può essere molto forte a livello emotivo.

2) l’attaccamento è amplificato se l’oggetto in questione è un “aiutante” o un “compagno di avventure”

Un giaccone che ti ha sia protetto, sia identificato, per una fase importante della tua vita, per esempio gli anni del liceo, è più difficile da lasciare andare di una stampante rotta.

Un tavolo di cucina che ha “sostenuto” i piatti della famiglia riunita durante tutti gli anni della crescita dei tuoi figli è più difficile da lasciare andare di un armadio delle scope.

Più un oggetto se ti ha accompagnato nella tua crescita, più è stato parte della tua storia, non solo come presenza di sottofondo ma come elemento importante nelle esperienze che ti hanno formato, e più è dura separarsene.

I mezzi di trasporto sono casi tipici: un’auto, una moto o uno scooter - se ci sei in buoni rapporti - sono un po’ come un cavallo fedele con cui hai esplorato i territori della vita.

FOTO CAVALLO E MOTO

Rottamare un compagno di avventure sembra un vero e proprio tradimento, un gesto contro cui il nostro senso di giustizia e di lealtà si ribella profondamente.

Laura, il motivo per cui ti senti così male secondo me è anche questo: probabilmente nella vita sei una persona sensibile e leale, e ora senti di essere una persona “cattiva” perché rottamando la Toyota stai “tradendo” un’amica fedele.

Un gesto che se lo facessi a una persona, avrebbe un costo altissimo sia in termini di approvazione sociale, sia di autostima. Nessuno ama i traditori. 


La tua tristezza è dovuta probabilmente anche a un improvviso calo subconscio dell’autostima: “sono un’infame traditrice, quindi indegna d’amore, quindi resterò sola e indifesa e me lo sarò meritato”.

FOTO come ho potuto

In sintesi, anche se questi moti emotivi improvvisi possono sembrare strani e ingiustificati, in realtà sono perfettamente in linea con la nostra natura istintiva. Se sembrano fuori dal normale, è più che altro perché nessuno ne parla mai. Penso che semplicemente molti si sentano deboli e stupidi ad avere questi sentimenti per una macchina o uno scooter, ma in realtà, i meccanismi che scattano sono gli stessi che ci permettono di stabilire rapporti di fiducia e sostegno reciproco con altri esseri viventi.

Ma veniamo ai consigli pratici: va bene che sono problemi naturali, ma vanno comunque gestiti in qualche modo.

L’attaccamento che si crea in questo modo è legato a processi troppo profondi per poter essere semplicemente “spento” con dei trucchetti pratici come spesso consiglio per oggetti più “freddi”. 


Però è possibile “stare al gioco” e sciogliere il problema nel modo seguente.

1) Dato che la tua mente interpreta l’oggetto come un essere vivente con un ruolo di fiducia e sostegno reciproco, trattalo esattamente come se fosse tale: parlagli, digli che lo ringrazi per tutto quello che ha fatto per te e che lo ricorderai sempre, digli che se ha uno spirito, sicuramente ha meritato una ricompensa dopo la trasformazione che lo attende. Se sei in crisi dopo esserti separato dall’oggetto, quindi in sua assenza, puoi fare tutto questo tenendo in mano un ricordo fisico, come le chiavi di una macchina mandata in rottamazione. Se non hai un ricordo fisico, vai con la mente a un momento emblematico e positivo del tuo rapporto con l’oggetto e usalo per creare una connessione.


In certi casi, puoi anche aggiungere un “ultimo rito”, come seppellire il ricordo fisico in un posto speciale.

2) Il calo subconscio di autostima e le convinzioni negative che questo fa scattare sono il cuore del problema. Passa in rassegna tutti i comportamenti passati e presenti che ti qualificano invece come una persona leale, generosa e quindi degna d’amore e di stima. (se sei una persona sleale ed egoista, probabilmente non hai di questi problemi).

Spero che questo ti aiuti a superare questi momenti difficili. Hai una domanda o una storia che vuoi condividere? Fatti sentire nei commenti qui in basso!

La prima cosa che viene in mente a me sentendo di una tradizione simile, sono le storie che si sentono intorno al "carattere" di oggetti molto amati e molto usati, come le automobili di cui ho parlato nello scorso articolo, ma più tradizionalmente strumenti musicali, armi, gioielli o pietre preziose.

Il folklore giapponese, invece, visualizza questi esseri come veri e propri  "fantasmi" o "fate" (yokai), il cui aspetto e carattere dipende non solo da quello dell'oggetto fisico da cui derivano, ma anche da come l'oggetto/spirito viene trattato. 

Un oggetto disprezzato, negletto, gettato via senza rispetto, può assumere un aspetto terrificante e vendicarsi tornando a terrorizzare i suoi padroni e gli umani in generale. Se è stato trattato con rispetto, la sua manifestazione sarà più benevola e inoffensiva. 

La tradizione conserva molte storie su particolari tsukumogami.

C'è il Biwa-bokuboku, uno spirito antropomorfo con la testa a forma di liuto giapponese, che si anima la notte cantando e suonando lamentandosi della mancanza di attenzione dedicatagli dal suo vecchio padrone.

Biwa-bokuboku

Biwa-bokuboku

La prima cosa che viene in mente a me sentendo di una tradizione simile, sono le storie che si sentono intorno al "carattere" di oggetti molto amati e molto usati, come le automobili di cui ho parlato nello scorso articolo, ma più tradizionalmente strumenti musicali, armi, gioielli o pietre preziose.


Il folklore giapponese, invece, visualizza questi esseri come veri e propri  "fantasmi" o "fate" (yokai), il cui aspetto e carattere dipende non solo da quello dell'oggetto fisico da cui derivano, ma anche da come l'oggetto/spirito viene trattato. 


Un oggetto disprezzato, negletto, gettato via senza rispetto, può assumere un aspetto terrificante e vendicarsi tornando a terrorizzare i suoi padroni e gli umani in generale. Se è stato trattato con rispetto, la sua manifestazione sarà più benevola e inoffensiva. 


La tradizione conserva molte storie su particolari tsukumogami.


C'è il Biwa-bokuboku, uno spirito antropomorfo con la testa a forma di liuto giapponese, che si anima la notte cantando e suonando lamentandosi della mancanza di attenzione dedicatagli dal suo vecchio padrone.

1) quando la natura e la forma dell’oggetto ricordano un essere vivente, scattano in noi dei meccanismi di attaccamento istintivo diversi e più profondi che per gli oggetti comuni
Ad esempio, una bambola di ceramica, specialmente se ha proporzioni vicine a quelle di un bambino umano, è più difficile da lasciare andare di un piatto di ceramica.
Una poltrona morbida, il contatto con la quale ricorda l’abbraccio materno, è più difficile da lasciare andare di una sedia di metallo pieghevole.

Il Bakezōri è un sandalo di paglia con gambe e braccia che può infastidire gli umani come un poltergeist per noia o frustrazione.

Bakezōri

Bakezōri

Ci sono poi orologi, gong, specchi, maschere, papiri, e naturalmente lanterne e teiere.

A me, che ho riflettuto a lungo sul rapporto tra persone e oggetti, viene da pensare che queste tradizioni ritraggano un fenomeno psicologico molto comune: quando usiamo un oggetto regolarmente per lunghi periodi, ne riconosciamo il "carattere", così da sviluppare a volte un attaccamento simile a quello che svilupperemmo per un animale. 

La sua presenza diventa un elemento abituale e stabilizzante nella nostra esistenza, tanto che la sua dipartita, per smarrimento o danno, ci causa un piccolo trauma.

Sviluppare un rapporto importante con un oggetto e poi disinteressarsene, o addirittura sbarazzarsene in modo poco cerimonioso, può così apparire come un tradimento, un'offesa, un atto vile che merita ripercussioni.

Come quelle inflitte da un fantasma che torna a vendicarsi dei torti subiti.


Ci sono poi orologi, gong, specchi, maschere, papiri, e naturalmente lanterne e teiere.


A me che ho riflettuto a lungo sul rapporto tra persone e oggetti, viene da pensare che queste tradizioni ritraggano un fenomeno psicologico molto comune: quando usiamo un oggetto regolarmente per lunghi periodi, ne riconosciamo il "carattere", così da sviluppare a volte un attaccamento simile a quello che svilupperemmo per un animale. 


La sua presenza diventa un elemento abituale e stabilizzante nella nostra esistenza, tanto che la sua dipartita, per smarrimento o danno, ci causa un piccolo trauma.


Sviluppare un rapporto importante con un oggetto e poi disinteressarsene, o addirittura sbarazzarsene in modo poco cerimonioso, può così apparire come un tradimento, un'offesa, un atto vile che merita ripercussioni.


Come un fantasma che torna a vendicarsi dei torti subiti.

Un’automobile ha una forma che può benissimo ricordare un animale domestico. Ad esempio, ha un davanti e un dietro su una struttura orizzontale, un “muso” che si anima accendendo le luci, una “voce” nel rumore caratteristico del motore e del clacson, sedili morbidi che ricordano il contatto con un corpo.

Una parte profonda della nostra mente si confonde, e scatta un attaccamento che per quanto sembri razionalmente ingiustificato per un oggetto materiale, può essere molto forte a livello emotivo.
2) l’attaccamento è amplificato se l’oggetto in questione è un “aiutante” o un “compagno di avventure”
Un giaccone che ti ha sia protetto, sia identificato, per una fase importante della tua vita, per esempio gli anni del liceo, è più difficile da lasciare andare di una stampante rotta.
Un tavolo di cucina che ha “sostenuto” i piatti della famiglia riunita durante tutti gli anni della crescita dei tuoi figli è più difficile da lasciare andare di un armadio delle scope.
Più un oggetto se ti ha accompagnato nella tua crescita, più è stato parte della tua storia, non solo come presenza di sottofondo ma come elemento importante nelle esperienze che ti hanno formato, e più è dura separarsene.
I mezzi di trasporto sono casi tipici: un’auto, una moto o uno scooter - se ci sei in buoni rapporti - sono un po’ come un cavallo fedele con cui hai esplorato i territori della vita.

"Quella volta che ho starnutito e non mi hai detto salute..."

Come viene gestito questo problema tradizionalmente?

La soluzione tradizionale giapponese è curiosamente la stessa a cui ero arrivato io ragionando sul problema da un punto di vista moderno e occidentale: facilitare la transizione con una cerimonia simile a quelle che usiamo per le persone (e a volte per gli animali).

In Giappone esistono tutt'oggi cerimonie tradizionali in cui si celebra una separazione rituale da diversi tipi di oggetti. 

Uno è l'harikuyou, il rito funebre per gli aghi da cucito, che si tiene l'8 febbraio di ogni anno in vari templi e santuari.

Tradizionalmente, le sarte giapponesi esprimono in questo giorno la loro gratitudine per gli aghi rotti o ossidati, pregando per loro prima di metterli in una torta di tofu (konnyaku), e infine seppellirli in un cumulo funerario (harizuka).

La soluzione tradizionale giapponese è curiosamente la stessa a cui ero arrivato io ragionando sul problema da un punto di vista moderno e occidentale: facilitare la transizione con una cerimonia simile a quelle che usiamo per le persone (e a volte per gli animali).


In Giappone esistono tutt'oggi cerimonie tradizionali in cui si dà l'estremo saluto a diversi tipi di oggetti. 


Uno è l'Harikuyou, il rito funebre per gli aghi da cucito rotti, che si tiene l'8 febbraio di ogni anno in vari templi e santuari.


Tradizionalmente, le sarte giapponesi esprimono in questo giorno la loro gratitudine per gli aghi rotti o ossidati, pregando per loro prima di metterli in una torta di tofu (konnyaku), e infine seppellirli in un cumulo funerario (harizuka).

Rottamare un compagno di avventure sembra un vero e proprio tradimento, un gesto contro cui il nostro senso di giustizia e di lealtà si ribella profondamente.
Laura, il motivo per cui ti senti così male secondo me è anche questo: probabilmente nella vita sei una persona sensibile e leale, e ora senti di essere una persona “cattiva” perché rottamando la Toyota stai “tradendo” un’amica fedele.
Un gesto che se lo facessi a una persona, avrebbe un costo altissimo sia in termini di approvazione sociale, sia di autostima. Nessuno ama i traditori.

La tua tristezza è dovuta probabilmente anche a un improvviso calo subconscio dell’autostima: “sono un’infame traditrice, quindi indegna d’amore, quindi resterò sola e indifesa e me lo sarò meritato”.

Ma la cerimonia più celebre è il ningyou kuyou, il funerale delle bambole, che si svolge di solito nel mese di ottobre. In questo periodo, non solo le bambole, ma anche figurine e statuette di ogni tipo vengono accompagnate al tempio dove un chierico o un monaco recita un sutra o celebra una benedizione. 

Dal canto loro, i proprietari offrono la loro gratitudine e preghiere per gli oggetti arrivati alla fine del loro percorso.

Le bambole vengono esposte un'ultima volta per rivolgere loro l'estremo saluto:

Dal canto loro, i proprietari offrono la loro gratitudine e preghiere per gli oggetti arrivati alla fine del loro percorso.

Le bambole vengono esposte un'ultima volta per rivolgere loro l'estremo saluto:

In sintesi, anche se questi moti emotivi improvvisi possono sembrare strani e ingiustificati, in realtà sono perfettamente in linea con la nostra natura istintiva. Se sembrano fuori dal normale, è più che altro perché nessuno ne parla mai. Penso che semplicemente molti si sentano deboli e stupidi ad avere questi sentimenti per una macchina o uno scooter, ma in realtà, i meccanismi che scattano sono gli stessi che ci permettono di stabilire rapporti di fiducia e sostegno reciproco con altri esseri viventi.
Ma veniamo ai consigli pratici: va bene che sono problemi naturali, ma vanno comunque gestiti in qualche modo.
L’attaccamento che si crea in questo modo è legato a processi troppo profondi per poter essere semplicemente “spento” con dei trucchetti pratici come spesso consiglio per oggetti più “freddi”.

Però è possibile “stare al gioco” e sciogliere il problema nel modo seguente.

Infine, vengono cremate:

O mandate verso il mare su una barca:

Non sempre questi oggetti vengono salutati in cerimonie collettive: è addirittura possibile portare il proprio oggetto al tempio dove gli addetti condurranno una cerimonia individuale.

Come ci è utile tutto ciò?

Innanzitutto, il fatto che esistano queste tradizioni ci dice due cose:

1) il problema è così reale da manifestarsi chiaramente in epoche e culture molto diverse dalla nostra

2) la soluzione che ho ​proposto si dimostra efficace, altrimenti queste tradizioni non si sarebbero sviluppate e conservate

Torno quindi a suggerirvi di affrontare i casi di distacco doloroso proprio come se doveste salutare un animale o una persona cara: con una cerimonia in cui esprimete gratitudine e il desiderio che lo spirito del caro estinto trovi la strada di casa o vada comunque verso una nuova forma di vita.

La tradizione degli tsukomogami "irati" suggerisce però anche altre riflessioni...

Leggendo di questi usi sulla rete, vedo che la prima "interpretazione" di molti è che gli oggetti, avendo una loro coscienza, vadano sempre conservati, e che buttarli sia in ogni caso una mancanza di rispetto. È uno spreco, e sprecare è un peccato morale.

Ho già trattato approfonditamente l'idea della "mancanza di rispetto", quindi non ci torno sopra qui.

Vorrei però suggerire un'altra possibile lettura della tradizione.

"Se tieni a lungo un oggetto senza usarlo, prima o poi si trasforma in qualcosa di malefico, il quale, anziché aiutarti, ti appesta la vita."

"Sono arrivata in questa casa nel '99 e non sei mai arrivato oltre pagina 21"

Leggendo di questi usi sulla rete, vedo che la prima "interpretazione" di molti è che gli oggetti, avendo una loro coscienza, vadano sempre conservati, e che buttarli sia in ogni caso una mancanza di rispetto. È uno spreco, e sprecare è un peccato morale.


Ho già trattato approfonditamente l'idea della "mancanza di rispetto" (link a lotteria), quindi non ci torno sopra qui.


Vorrei però suggerire un'altra possibile lettura della tradizione.


"Se tieni a lungo un oggetto senza usarlo, prima o poi si trasforma in qualcosa di malefico, il quale, anziché aiutarti, ti appesta la vita."

Innanzitutto, il fatto che esistano queste tradizioni ci dice due cose:


1) il problema è così reale da manifestarsi chiaramente in epoche e culture molto diverse dalla nostra

2) la soluzione che ho suggerito si dimostra efficace, altrimenti queste tradizioni non si sarebbero sviluppate e conservate


Torno quindi a suggerirvi di affrontare i casi di distacco doloroso proprio come se doveste salutare un animale o una persona cara: con una cerimonia in cui esprimete gratitudine e il desiderio che lo spirito del caro estinto trovi la strada di casa o vada comunque verso una nuova forma di vita.

o mandate verso il mare su una barca:

Hai mai sentito una "presenza" in un oggetto speciale, qualcosa che te lo ha fatto vedere come un'entità dotata di coscienza o carattere? Come ti sei relazionato con esso? 

Condividi la tua esperienza nei commenti!

Hai mai sentito una "presenza" in un oggetto speciale, qualcosa che te lo ha fatto vedere come un'entità dotata di coscienza o carattere? Come ti sei relazionato con esso? 


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L’attaccamento che si crea in questo modo è legato a processi troppo profondi per poter essere semplicemente “spento” con dei trucchetti pratici come spesso consiglio per oggetti più “freddi”.

Però è possibile “stare al gioco” e sciogliere il problema nel modo seguente.
1) Dato che la tua mente interpreta l’oggetto come un essere vivente con un ruolo di fiducia e sostegno reciproco, trattalo esattamente come se fosse tale: parlagli, digli che lo ringrazi per tutto quello che ha fatto per te e che lo ricorderai sempre, digli che se ha uno spirito, sicuramente ha meritato una ricompensa dopo la trasformazione che lo attende. Se sei in crisi dopo esserti separato dall’oggetto, quindi in sua assenza, puoi fare tutto questo tenendo in mano un ricordo fisico, come le chiavi di una macchina mandata in rottamazione. Se non hai un ricordo fisico, vai con la mente a un momento emblematico e positivo del tuo rapporto con l’oggetto e usalo per creare una connessione.

In certi casi, puoi anche aggiungere un “ultimo rito”, come seppellire il ricordo fisico in un posto speciale.
2) Il calo subconscio di autostima e le convinzioni negative che questo fa scattare sono il cuore del problema. Passa in rassegna tutti i comportamenti passati e presenti che ti qualificano invece come una persona leale, generosa e quindi degna d’amore e di stima. (se sei una persona sleale ed egoista, probabilmente non hai di questi problemi).
Spero che questo ti aiuti a superare questi momenti difficili. Hai una domanda o una storia che vuoi condividere? Fatti sentire nei commenti qui in basso!
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PIPPO 928

ciao e salve a tutti noi, il problema del mantenere oggetti o cose ed il relativo attaccamento oppure anche il raccogliere come fosse una barriera protettiva, haimè è ancora presente nelle mie tante cianfrusaglie più o meno utili; davvero concordo con il fatto che gli oggetti/cose dopo un certo tempo assumano una propria essenza che ci fa dipendere e bloccare il nostro buon cammino; quindi consiglio e mi consiglio di sbarazzarci con saggia consapevolezza di tante cose ormai superate e superflue; seguiamo questi ottimi consigli e….. buon decluttering, space clearing a tutti

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ilaria biganzoli

bellissima l’idea del funerale!
Ieri mi è successo con un maglione logoro. L’ho amato e usato tantissimo, ormai era infeltrito e con i gomiti lisi. Un paio di anni fa l’ho passato nei maglioni da lavoro ho visto che non l’ho mai più usato neppure così.
Guardandolo avevo un senso di attaccamento davvero ingiustificato: nessuna persona di buon senso lo avrebbe salvato dal cassonetto eppure…
Insomma per lasciarlo andare ho dovuto parlargli, l’ho salutato e ringraziato. So che finirà maciullato nel tritatutto (non posso pensarci) eppure devo arrendermi all’idea che tenerlo in fondo ad un cassetto a prender muffa non era un destino migliore.
Sì, certi oggetti prendono vita e la domanda è: mi da più forza saperlo ancora con me anche se non me ne curo o liberare la sua anima e lasciarlo andare?

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