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Come facilitare il distacco dagli oggetti quando hanno un “valore affettivo”

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Hai mai tenuto un oggetto perché “ti dispiaceva” lasciarlo andare, anche se sapevi che non ti sarebbe mai più stato utile e rubava solo spazio?

A volte, la logica e le emozioni dicono cose diverse, con il risultato che qualunque cosa facciamo, proviamo disagio.

Conflitto mente - cuore

Se teniamo l’oggetto, ci sentiamo in colpa perché aumenta il senso di blocco e pesantezza in casa. Ma l’idea di lasciarlo andare, di escluderlo per sempre dalla nostra vita, ci fa sentire tristi, vulnerabili, non amati, vittime di una privazione dolorosa.

Ma perché questi oggetti ci fanno un simile effetto?

Alla radice di questi sentimenti vi sono privazioni materiali o affettive patite nella prima fase della nostra vita. Si tratta di dinamiche complesse e profonde, risolvere le quali richiede tempo, impegno, e soprattutto una buona comprensione dei nostri processi di elaborazione e difesa dal dolore.

Come possiamo facilitare il distacco da questi oggetti?

La trasformazione del nostro rapporto con gli oggetti è un lungo processo interiore, ma possiamo agevolarlo con semplici tecniche pratiche, piccoli stratagemmi che ci aiutino a fare la cosa giusta anche quando ancora non siamo le persone che ci stiamo impegnando a diventare.

Per facilitare il distacco dagli oggetti “difficili” vi sono due tecniche facilissime e molto efficaci. Ora te le spiego, poi te le mostro in azione!

1) contrasta l’oggetto con qualcosa a cui tieni DI PIÙ

Sappiamo già che conservare un numero eccessivo di oggetti ha un costo più alto del ricavo in termini di benessere. La nostra mente ha chiaro il concetto di priorità. Ma il cuore, a volte, ce l’ha un po’ meno chiaro: prendiamo un oggetto, l’idea di distaccarcene ci crea disagio, ne prendiamo un altro, ci crea disagio, e anche il terzo, e anche il quarto, e finiamo per tenerli tutti. Dobbiamo quindi trovare un modo per assegnare delle priorità con il cuore, oltre che con la testa.

Ci viene in aiuto un semplice principio psicologico: il principio di contrasto.

La nostra percezione di una certa qualità in X cambia notevolmente quando lo accostiamo a Y, se Y possiede tale qualità in misura molto maggiore o minore. Ad esempio, se assaggio un fragola “di plastica”, di quelle gonfiate da concimi chimici e tirate a lucido con chissà quali porcherie, posso comunque trovarne piacevole il gusto.

Ma se subito dopo ne assaggio una coltivata in modo al 100% naturale, e la trovo molto più gustosa, il sapore della prima mi apparirà insignificante per contrasto. Se vedo in una vetrina l’elettrodomestico che cercavo con il 10% di sconto mi può sembrare un’offerta allettante, ma se 5 minuti dopo lo vedo al 40% in un’altra vetrina, l’offerta del primo negozio mi apparirà addirittura svantaggiosa.

Come possiamo usare questo principio per facilitare il distacco da un “caro ricordo”?

Semplice: sapendo che dobbiamo fare una scelta, mettiamo l’oggetto a cui ci sentiamo affezionati vicino a uno a cui ci sentiamo MOLTO PIÙ affezionati, dicendo: “lascio X, ma è per tenere Y, a cui tengo molto di più!”

Possiamo accostarli mentalmente, o perfino fisicamente per aumentare l’effetto.

Avere un termine di paragone ci aiuta a dare un contesto alla nostra sensazione di attaccamento, a “misurare” la reale importanza di quell’oggetto per noi. Ci aiuta a metterlo in prospettiva nella nostra vita. Accostare X agli oggetti a cui teniamo di più in assoluto ci permette di vedere che, in fondo, X non è così fondamentale per il nostro benessere.

2) ritrai l’oggetto

Per usare efficacemente questa tecnica basta capire una cosa molto semplice ma molto importante: l’oggetto ci è caro solo in quanto è un SIMBOLO. Il valore monetario o di utilizzo dell’oggetto è irrilevante; spesso sappiamo benissimo che l’oggetto in questione risulta inutile e fastidioso sul piano pratico, ma lo teniamo in quanto è il segno tangibile di un’esperienza, un ricordo, una qualità, di qualcosa che ha per noi un valore particolare.

Ad esempio, un vecchio stereo rotto è solo un ingombro dal punto di vista materiale. Ma se è lo stereo su cui abbiamo ascoltato il primo cd o la prima cassetta che siamo riusciti a comprarci quando andavamo ancora a scuola, o se suonava quando ci siamo messi con il nostro primo amore, ecco che acquista il cosiddetto “valore affettivo”.

Ora dirò una cosa che può sorprenderti, ma che è la chiave per risolvere per sempre questo problema: in realtà, anche il valore affettivo dello stereo è nullo. Esatto: non siamo veramente attaccati allo stereo.

Quello a cui siamo attaccati in realtà è l’esperienza che abbiamo vissuto. E quell’esperienza ha già avuto il suo effetto su di noi, ci ha già formati, ci ha già arricchiti, ed è nostra per sempre. Non potrà mai andare persa o rubata, non più di quanto ce l’abbia già rubata il trascorrere del tempo.

La sensazione di disagio all’idea di separarci da quel vecchio stereo deriva semplicemente dal fatto che attiva e in qualche modo preserva il ricordo dell’esperienza. Ma esperienza e oggetto non sono la stessa cosa. E quando troviamo un modo di attivare e conservare il ricordo dell’esperienza proprio come fa lo stereo rotto, lo possiamo salutare senza rimpianti.

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Non sei convinto?

Prova a fare un esperimento mentale.

Trova un oggetto da cui non vuoi separarti per via del suo “valore affettivo”. Trova l’esperienza, o il ricordo, a cui l’oggetto è associato, il motivo per cui ti è caro. Ora immagina di cancellare quell’esperienza dalla tua storia e sostituirla con un’altra, completamente diversa. Con il cambiare dell’esperienza, cambia la tua storia, e in parte la tua identità. Ma cambia anche qualcos’altro: la valenza dell’oggetto. Se lo stereo fosse stato rotto durante una lite che ha segnato la fine di una storia malata, ad esempio, forse non ci terresti così tanto ad averlo in casa tua. Se cambiamo l’esperienza, cambia anche la percezione dell’oggetto e il suo valore ai nostri occhi.

Ora fai la prova inversa: immagina di mantenere inalterata l’esperienza, ma di poter andare nel passato a sostituire quell’oggetto con uno analogo, ad esempio di sostituire lo stereo con un altro modello o un’altra marca. Provi ancora un senso di alterazione dell’identità? Provi una sensazione di perdita? Ora che hai sostituito l’oggetto nella tua storia, come è cambiato il tuo sentimento per l’oggetto che conservi?

Ciò che l’esperimento dimostra è che – nel tuo sentire – l’oggetto è in realtà subordinato al ricordo dell’esperienza:

Schema esplicativo A

Schema esplicativo B

 

Cambiare l’esperienza cambia il valore dell’oggetto (A), mentre cambiare l’oggetto NON cambia il valore dell’esperienza (B)! L’attaccamento che provi per l’oggetto è in realtà l’attaccamento che provi per l’esperienza: l’oggetto è solo un “recipiente” del ricordo. Il suo valore risiede tutto nel fatto che ti rimette in contatto con quegli eventi, quelle sensazioni, che ti aiuta a preservare un legame. Perciò, ti basterà trovare un modo diverso per attivare lo stesso effetto nella tua mente, e il distacco dall’oggetto risulterà molto più facile.

Cosa usare per preservare il ricordo?

Il modo più rapido e facile per conservare i ricordi associati agli oggetti senza occupare spazio è fotografarli o riprenderli in video. Grazie alla tecnologia odierna puoi fare decine di foto del tuo amato stereo rotto e conservarle per sempre senza occupare un solo millimetro quadrato del tuo spazio. Puoi perfino associare alle foto un file di testo con i tuoi appunti su tutto quello che lo stereo ti ricorda. 99 su 100, non tornerai mai a guardare quelle foto, così come non passavi i pomeriggi a guardare incantato lo stereo rotto pensando “oh, come è stato bello!”

Tuttavia, la parte di te che temeva di perdere la connessione con quel pezzo della sua storia sente che il ricordo è al sicuro, e l’oggetto materiale può anche essere allontanato.

Qui vedi entrambe le tecniche usate insieme (dal gruppo Facebook di Fai spazio alla vita; scorri in basso x vedere il video):

Post di facebook

Bianca, che con una sua mail mi ha dato l’ispirazione per questo articolo, aggiunge:

Riflessione serale: riguardando il video mi viene il magone pensando che non ce l’ho più, l’orsetto…però poi vedo accanto a lui Priscilla che è rimasta con me… e faccio finta di avere scelto chi tenere tra i due (nessun dubbio, ovviamente!)
A chi volesse fare un video di saluto consiglierei di filmare accanto all’oggetto che se ne va un altro molto molto molto più caro che invece rimane (un animale vivente è l’ideale!) e chiedersi CHI TRA I DUE VOGLIO VERAMENTE TENERE CON ME?

Semplice ed efficace, come piace a me :-)

Ricapitolando: per facilitare il distacco da un oggetto “difficile”…

  1. mettilo vicino a un altro oggetto (o animaletto!) molto più importante x te (anche solo mentalmente)
  2. se ne senti ancora il bisogno, fotografa o filma l’oggetto. Se proprio senti di dover andare fino in fondo, prendi appunti sui ricordi che suscita
  3. allontana l’oggetto dal tuo ambiente appena possibile

 

ATTENZIONE: non abusare della seconda tecnica. Conoscevo una persona che durante un certo periodo della sua vita si era ridotta a fotografare perfino il cibo prima di mangiarlo. Chiaramente, il suo bisogno di trattenere la vita non era risolto, ma solo spostato. Usa la tecnica delle foto/video solo per gli oggetti difficili, altrimenti torni al punto di partenza: gli oggetti continuerebbero a rubarti troppe risorse (in questo caso di tempo), esattamente quello a cui il decluttering vuole porre rimedio! Dobbiamo mantenere l’efficienza del processo di eliminazione, altrimenti l’accumulo ha di nuovo il sopravvento.

Quali sono gli oggetti che ti risultano più difficili da lasciare? Come affronti il problema? Hai mai sperimentato queste tecniche?

Condividi la tua esperienza nei commenti, e se pensi che possa essere utile ai tuoi amici, condividi l’articolo su Facebook!

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natalina

siete semplicemente adorabili e di grandissimo aiuto pratico-morale-efficente-moderno e sopratutto SALUTARE! non finirò mai di ringraziarvi per la SPINTA INIZIALE che normalmente ci manca (alle volte ci si ferma a fare il punto della situazione…e il punto rimane punto e la situazione rimane situazione… GRAZIE

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Ciao Natalina, felice di esserti d’aiuto! :-)
    Però che fai, mi dai del voi? Ci sono solo io qui… ;-)

    Rispondi
Elena Bianconi

Un saluto a tutti da Bianca e da Priscilla, la mascotte del Decluttering Efficace!

Rispondi
GABRIELLA

CIAO…L’IDEA DI FARE I VIDEO E’ STUPEFACENTE!!!!!!! NON CI AVEVO MAI PENSATO..MA DOVRO’ FARE MOLTA ATTENZIONE A NON ABUSARNE….UNA COSA E’ CERTA PERO’: CI SARA’ MOLTO PIU’ SPAZIO ..POI PRENDERO’ IN CONSIDERAZIONE I TROPPI VIDEO, INTANTO STACCHIAMOCI FISICAMENTE DA TANTI OGGETTI CHE SOFFOCANO LA CASA E CHE DIFFICILMENTE GUARDO PIU’ DI TANTO…GRAZIE..GRAZIE…GRAZIE..VI AGGIORNERO’ SUI MIEI SUCCESSI

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Eh sì, a volte un’idea molto semplice può fare una grande differenza!
    In realtà per gli oggetti che non suonano come l’orsetto e non si muovono come una giostrina…sono più che sufficienti le foto, il mio consiglio è di provare con quelle e vedere come va. Vedrai che te le riguarderai solo al momento di aggiungerne un’altra alla cartella :-)
    Facci sapere!

    Rispondi
ilaria biganzoli

Bellissima l’immagine dei pomeriggi passati a guardare lo stereo rotto… Mi fai morire dal ridere!
Nello schema A non ho capito la freccetta grigia piccola… dall’esperienza all’oggetto… refuso?
Per il resto sono d’accordo al 1000 per cento. Aggiungerei solo che l’attrazione verso il mondo della materia è fortissima visto che NOI STESSI siamo materia. Cogliere l’essenza delle esperienze e riportare tutto ad un livello spirituale e interiore è un lavoro continuo, molto difficile. Direi… lo scopo della vita! In questo senso gli oggetti cari ci sollevano un po’ da questa impresa titanica oppure, secondo la tua visione, ci rallentano… Ciascuno con i suoi tempi sceglie come fare, l’importante è averne consapevolezza. E le tue riflessioni sono di grande aiuto. Grazie.

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Ciao Ilaria, commento bello spesso :-)
    Il rapporto con gli oggetti dice molto sul modo in cui tentiamo l’impresa spirituale, è vero…forse dice SE la tentiamo.
    Io non penso che gli oggetti ci siano di ostacolo in assoluto; al contrario, sono molto grato ai nostri antenati per aver velocizzato la produzione di nuovi oggetti al punto da rendermi immediatamente disponibili quelli di cui ho BISOGNO per dedicarmi più liberamente alle cose che amo. Sono ben contento di non dovermi costruire da solo il tavolo a cui lavoro, e sono ancora più contento di poter disporre delle macchine meravigliose attraverso le quali comunichiamo in questo istante.

    Io penso semplicemente che gli oggetti diventino un ostacolo quando ne ABUSIAMO e ne accumuliamo in eccesso. Puoi fare lo stesso discorso con il cibo, anche quello più sano e nutriente: di per sé è buono e necessario, ma se mangi regolarmente fino a star male per calmarti l’ansia, diventa veleno.

    La freccetta esperienza—->oggetto in A: refuso? Su un’immagine creata a tavolino? Naaaahh :-)
    Vuole dire che quando cambia l’esperienza, anche la nostra percezione dell’oggetto cambia. In B non c’è quella freccetta perché anche sostituendo l’oggetto il valore dell’esperienza non cambia!

    Rispondi
      ilaria biganzoli

      Beh, aspetta… farsi il tavolo è un’esperienza bellissima! Su tanti piani: progetto, scelta dei materiali, esercizio fisico, creazione artistica, ecc. ecc.

      Io credo che il nostro consumismo derivi proprio dal fatto di trovare già tutto pronto!
      Lo stesso vale per il cibo: i miei nonni contadini rispettavano profondamente ciò di cui si nutrivano: ogni pezzo di pane era profonda esperienza, meditazione, fatica, saggezza.

      Oggi siamo completamente slegati da questa dimensione, quindi l’oggetto (o il cibo) è solo merce, calorie e nutrienti… denaro! Perde la sua valenza di esperienza di vita e così ci attacchiamo, sprechiamo e accumuliamo, mangiamo senza misura.

      Secondo me abbiamo perso il legame spirituale con le cose, resta solo quello emotivo. Per questo facciamo tanta fatica a governarle! Non so se rendo l’idea… è qualcosa che SENTO ma che forse non riesco ancora ad esprimere in modo chiaro… Scrivere mi aiuta a riflettere, garzie per questo spazio.

      Freccetta: ho capito, grazie.

      Rispondi
        Lorenzo Durand

        Ti sei espressa molto chiaramente, e molto saggiamente anche. Concordo: più è facile ottenere le cose, e meno valore gli si dà. L’industrializzazione è un’arma a doppio taglio: potenzialmente liberiamo il tempo per dedicarci in modo più diretto alla crescita personale, alle persone e alle attività che più amiamo etc; allo stesso tempo, gli oggetti che popolano la nostra vita vengono sempre più svuotati di valore, dando luogo a eccessi di ogni genere.

        La specie umana è in una fase in cui il potere tecnologico collettivo supera di gran lunga la maturità psicologica e spirituale della maggioranza degli individui. Ma forse, anche questa fase è qui per insegnarci qualcosa.

        PS: Farsi UN tavolo può essere un’esperienza interessante, vivere in un’epoca in cui si fa ancora tutto manualmente per me personalmente sarebbe una schiavitù. Con tutti i problemi che comporta, sono comunque contento di vivere nell’era industriale.

        Rispondi
antonella

In questo momento della mia vita sono molto interessata a creare spazi liberi intorno a me e leggendo i tuoi articoli a volte ritrovo strategie che credevo di avere “inventato” io..come ad esempio concentrarsi su un piccolo spazio da ripulire alla volta, cassetto, scatola o mensola che sia. .oppure stabilire prima quanto spazio dedicare a una tipologia di cose. Quando si tratta di oggetti che hanno per me un valore “affettivo” il più delle volte non riesco, rimando o li elimino in un momento di rabbia per poi magari pentirmene…sempre che mi ricordi di averli posseduti….il sistema della fotografia mi sembra utile almeno per conservare il ricordo..ma le sensazioni tattili, il profumo delle cose…quelli non li consideriamo? Credo proprio di essere un soggetto inguaribile…così nel tempo ho affinato la mia capacità di far stare molte cose in poco spazio. Quando poi per necessità mi capita di dover dare un nuovo ordine alle cose riscopro oggetti che non vedevo più da tempo e a quel punto decido se tenerli ancora, magari per qualche progetto di riciclo che mi piace tanto….gli oggetti hanno in sè potenzialità che a volte capisco solo nel tempo conservandoli…Però c’è un modo che mi aiuta a lasciare andare le cose…donarle ad associazioni benefiche così da illudermi almeno di avere fatto qualcosa di buono per qualcuno….

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Ciao Antonella, grazie per il commento!
    Per le sensazioni tattili eccetera spesso si può usare un altro sistema, la “miniaturizzazione”. Esempio: se sei attaccata a un servizio di piatti da diciotto, invece che tenere tutti i cento pezzi, tieni il piatto più bello e lo appendi in salotto. Un vestito da sposa, tieni il velo. I diari del liceo, fai un quadro con le pagine più significative. I quaderni, una cartellina, eccetera.

    In ogni caso, considera che quasi sempre è incontrare l’oggetto che ti risveglia l’attaccamento; se non lo incontri perché l’hai già allontanato dal tuo spazio, generalmente non ne senti la mancanza in seguito. Anzi, di solito non te ne ricordi neppure, specialmente se sei impegnata a vivere pienamente il presente! Lo scopo delle foto o dei video non è andarseli a riguardare davvero, è solo sapere di POTERLO fare per tranquillizzare una parte della nostra psiche che teme di andare perduta insieme agli oggetti che salutiamo.

    Rispondi
vilma fraire

Ciao a tutti voi,
Sempre bello stimolante questo spazio da quando mi è arrivato il corso l’ho subito applicato in ogni angolo della casa e con soddisfazione ammiro ogni parte di essa, convinta di aver raggiunto il mio scopo.. Quando leggendo alcuni commenti circa il distacco, riflettevo sui distacchi attuati in casa e fino qua nessun problema
Se non fosse un automobile parcheggiata nel cortile che non uso poiche tutti i momenti si rompe un pezzo ma essendo stata la mia prima auto ed io ho 47 anni ora, quindi potete immaginare in che condizioni possa essere…
Cosa fare?
Buona serata Vilma

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Ciao Vilma!
    Beh diciamo intanto che se hai applicato il corso in tutta la casa e senti di aver raggiunto il tuo scopo hai avuto un pieno successo!
    L’automobile? Secondo me, se sai che non la userai mai più, un bel servizio fotografico, magari un video mentre ci fai un viaggetto commemorativo, degli appunti su un quaderno o un file con tutti i ricordi più belli a cui ti riporta, e poi la fai rottamare, magari quando ne compri una nuova. Un’automobile è più grande di uno stereo, ma non è diversa nel concetto.

    Rispondi
    ilaria biganzoli

    appendi il volante al muro… e rottama il resto!
    Secondo me una macchina che non si muove è solo energia stagnante.
    Oppure le fai un mausoleo in attesa che diventi un pezzo di valore.
    Hai presente il costo?
    Fai due conti e poi decidi se ne vale la pena…

    Rispondi
vilma fraire

Grazie!!
Pensandoci potrei fare un restauro conservativo e venderla, oppure regalarla , oppure come la strategia della borsa consigliata da Lorenzo tempo fa..oltretutto lo parcheggiata proprio davanti a casa così che ogni volta che ci passo davanti per forza mi risollevo il problema

Vi ringrazio vilma

Rispondi
Anna

Ultimamente avevo trascurato di leggere le tue mail.

Oggi ho fatto il cambio di stagione dei vestiti e quindi in questa previsione ho aperto le mail non lette, ho fatto un ripasso delle vecchie e sono riuscita a buttare parecchi vestiti accumulati nell’arco di quasi 30 anni!!
Le motivazioni della conservazione erano: è lana o lino buono, non ne fanno più così; se dimagrisco lo posso indossare; questo colore mi è sempre stato bene e non ho più trovato niente di uguale; questo è firmato; questo è datato; questo sta x tornare di moda, questo potrebbe andare per una festa mascherata ecc………….
Ho riempito 6 buste grandi e sono andata subito a metterle nell’automobile pronte x essere portate in varie parrocchie.

Il problema è che ora neanche le parrocchie hanno lo spazio x ricevere e smistare gli abiti, poi ognuna ha le sue esigenze: una prende solo coperte e cappotto pesanti il giovedì alle 19, una vuole poche cose solo della stagione in corso il lunedì alle 17, l’altra riceve in orari saltuari; nei cassonetti gialli che vanno in Africa non mi sembra il caso di mettere roba invernale e tutte le scuse sono buone x rimandare lo scarto. Ora ho sospeso la lotta e ho ancora altre cose da smistare, ma per oggi mi sono presa una bella soddisfazione.

Quest’anno e quello precedente ho dovuto svuotare la casa di mia suocera che è venuta a mancare. Naturalmente questo ha provocato l’intasamento di casa mia con alcuni oggetti che affettivamente ed effettivamente non si potevano alienare. Quindi nella prospettiva che i miei figli potessere trovare gli armadi pieni di vestiti fuori moda, sono stata spinta a buttare, come non mai, accumuli inutili e mentre sceglievo mi sono messa nei panni delle mie nuore ed ho guardato quei capi con occhi da estraneo! domani tocca alle camicie e alle magliette!

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Ciao Anna,
    grazie per la splendida condivisione!

    Hai toccato un nodo molto, molto importante della questione “oggetti cari”: il trasferimento dei sentimenti per la persona amata sugli oggetti. Può essere un oggetto che ci ricorda bei momenti di una storia finita, ma la situazione più forte è probabilmente quella in cui l’oggetto è l’eredità di un caro estinto.
    Dopo avere vissuto questa situazione, mettersi nei panni di chi riceverà i nostri accumuli al momento della nostra morte è una tecnica un po’ dura ma che spesso si rivela estremamente motivante, tanto che l’avevo già inclusa nel manuale del corso.

    Sulla stessa onda, un’altra che funziona bene è fare seriamente e ripetutamente la seguente riflessione:

    Immagina di trovarti alla fine della vita, e di guardare indietro. Pensi che il tempo speso a pensare, pagare, conservare, curare questi oggetti sia stato speso bene, o preferiresti aver fatto qualcos’altro?
    Quanto tempo vuoi aver speso con le persone e nelle attività che ami, e quanto a prenderti cura di oggetti che non ti danno nulla in cambio?

    Complimenti per il tuo decluttering, vedrai che ti sbloccherà più che lo spazio ;-)

    Rispondi
Emilia De Gregori

Ciao Lorenzo proprio qui volevo arrivassi con le tue pubblicazioni, il mio scoglio duro da superare è lasciare un cappotto nero con relativo collo e polsini di pelliccia che la mia mamma (che ora vive in una casa di riposo) mi ha sempre decantato come il suo acquisto più prezioso.
La sento ancora dirmi “Questo cappotto lo lascerò a te, devi metterlo quando non ci sarò più ecc ecc.)
Primo il colore nero non mi è mai piaciuto, secondo il modello e la fattura sono distanti 30 anni dai modelli attuali. Cosa faccio? Cerco una brava sarta per vedere se lo modifica per renderlo attuale?? Oppure lo benedico con una bella foto e lo regalo ?? Help

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Ciao Emilia!
    Una domanda: ma gli altri oggetti che in casa erano di troppo, li hai finiti TUTTI?

    Perché altrimenti, la soluzione immediata per superare questi scogli totali è molto semplice: lascia perdere. Tieni il cappotto, e concentrati sugli oggetti più facili da declutterare. Quando avrai fatto fuori altri 3-4 metri cubi di zavorra, torna a prendere in mano il cappotto, e forse i tuoi dubbi si saranno risolti da sé. L’importante non è tanto la gestione di questo o quel singolo oggetto; l’importante è fare in modo da continuare a progredire, da liberare sempre più spazio e tenerlo libero, finché la casa non è assolutamente facile e piacevole da vivere.

    Per tutti: non affrontate oggetti “difficili” prima di aver finito quelli “facili”. Quando l’avrete fatto, potreste scoprire che anche quelli difficili ora non lo sono più così tanto…

    Rispondi
Stella

Ciao ho scoperto solo ora questo blog. Io la separazione da alcuni oggetti l’ho dovuta fare 12 anni fa lasciando la vecchia casa piena di ricordi della mia famiglia. Forse è stata la “costrizione” a farmi sbarazzare di tante cose. A volte, dopo anni, mi ritornano in mente e mi sento pentita. E’ questo sentimento che riaffiora che mi impedisce di buttare gli oggetti perchè temo che poi dopo, come accade alcune volte, potrebbero ripresentarsi nella mai mente e farmi pentire di essermene disfatta.

Rispondi
Laura

Oggi mi separero dall’auto che ho avuto regalata per i miei 18 anni una toyota aygo azzurra (oggi ne ho 27 di anni)…me ne separo xke ho la fortuna di poter avere un auto nuova e più affidabile della mia attuale che è a spasso dal 2005…

Obbiettivamente mi rendo conto che sono fortunata a poter avere un auto nuova e dei vantaggi che ne consegiuranno.

Emotivamente sono distrutta e mi pento della scelta fatta e di ciò che accadrà…inizialmente la toyota avrebbe dovuto essere venduta, poi x questioni economiche rottamare é diventata la scelta più ovvia.

L’idea di venderla mi feriva ma ero in grado di accettarla…l’idea di demolirla mi sta creando dei problemi seri…piango da 2 settimane come se mi avessero comunicato la morte di una persona cara.

Non so se sono impazzita nessuno mi capisce se ne parlo con amici e parenti vedono solo la fortuna della nuova auto…

Io invece se se potesse annullare tutto lo farei!non riesco a godere di questa scelta tutti dicono ke domani l’avrò dimenticata…io temo di pentirmi amaramente…

Ho provato a metterla acanto a qualcs di più caro ma non ha funzionato…si può dire che dentro ci sono cresciuta…

Consigli?

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Ciao Laura,
    grazie per avere condiviso la tua storia, veramente emblematica. Anche se non tutti sentono il dolore del distacco da una macchina in modo così acuto, penso che la tua esperienza sia molto più diffusa di quanto si potrebbe pensare dal fatto che nessuno ne parla mai. Forse qualcuno si sente stupido ad avere questi sentimenti per una macchina o uno scooter, ma secondo me sono perfettamente naturali.

    L’attaccamento che sviluppiamo per gli oggetti materiali è tanto più profondo quanto più la natura e la forma dell’oggetto ricordano un essere vivente.

    Ad esempio, l’orsetto di peluche dell’articolo è più difficile da lasciare andare di una vecchia tastiera per pc.

    La macchina ha una forma che può benissimo ricordare un animale, ad esempio ha un davanti e un dietro, una “faccia” che si anima con le luci, sedili morbidi che ricordano il contato con un corpo. La nostra mente istintiva si confonde, e scatta un attaccamento apparentemente ingiustificato per un oggetto materiale.

    Ovviamente, l’attaccamento è amplificato se l’oggetto in questione è un “compagno di avventure”, se ti ha accompagnato nella tua crescita ed è stato parte integrante delle esperienze che ti hanno formata.

    Una macchina o uno scooter sono un po’ come un cavallo fedele con cui hai esplorato i territori della vita.

    E rottamare un compagno di avventure sembra un vero e proprio tradimento, un gesto contro cui il nostro senso di giustizia e di lealtà si ribella profondamente.

    Il motivo per cui ti senti così male secondo me è anche questo: probabilmente nella vita sei una persona sensibile e leale, e ora senti di essere una persona “cattiva” perché hai “tradito” un’amica fedele.

    Un gesto che se lo facessi a una persona, avrebbe un costo altissimo in termini di approvazione sociale. Nessuno ama i traditori. La tua tristezza è dovuta probabilmente anche a un improvviso calo subconscio dell’autostima: “sono un’infame traditrice, quindi indegna d’amore, quindi resterò sola e indifesa e me lo sarò meritato”.

    Consigli:

    1) L’attaccamento che si crea in questo modo è legato a processi troppo profondi per poter essere semplicemente “spento” con dei trucchetti, però è possibile “stare al gioco” e sciogliere il problema nel modo seguente.

    Tratta la macchina come tratteresti una persona: parlale, dille come ti senti, dille che la ringrazi per tutto quello che ha fatto per te e che la ricorderai sempre, dille che se ha uno spirito, sicuramente ha meritato una ricompensa dopo la trasformazione che la attende, come attende tutte le altre macchine mai costruite. Se ti sei già separata dalla macchina, fallo parlando tenendo in mano un ricordo che probabilmente hai tenuto, come le chiavi, e visualizzando la macchina.

    2) Contrasta il calo subconscio di autostima e le convinzioni negative che fa scattare passando in rassegna tutti i comportamenti passati e presenti che ti qualificano invece come una persona leale, generosa e quindi degna d’amore e di stima.

    Spero che questo ti aiuti a superare il momento difficile!

    Rispondi
Carolina

Ho smarrito alcuni oggetti importanti: una collana d’oro bianco dei miei 18 anni e un girocollo breil di cui mi è rimasto solo il ciondolo. Il secondo mi è stato buttato da mia madre nel fare ordine senza dirmi niente, perché essendo un laccio nero pensava fosse qualcosa che potevo tranquillamente buttare, quando in realtà era il girocollo in pelle del ciondolo. La mia frustrazione sta nel fatto che odio quando si fa ordine nelle mie cose e mi vengono ordinate o private senza che mi si informi… È già qui il cervello va in tilt, a seguire lo stato d’ansia, la rabbia e infine il risentimento… E l’altro caso della collana è il senso di colpa di essere stata sbadata e il ricordo non so se reale, di averlo dimenticato in una borsa che ho buttato. Ora come superare queste sensazioni di disagio?

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Distrazioni come quella della collana sono tipiche di quando abbiamo così tanti oggetti nel nostro ambiente che nel tentativo di controllarli tutti, la mente si annebbia e ne PERDIAMO ancora di più il controllo.

    Non so quante volte ho sentito il racconto di come in una casa strapiena di oggetti di nessuna importanza, proprio quelli più preziosi o più cari finiscono per andare rotti o smarriti, o per nostra distrazione, o perché nel marasma non abbiamo definito chiaramente i limiti di accesso al nostro spazio/proprietà e qualcuno ha rotto o buttato quello che non doveva.

    Questo non è un disagio di cui liberarti con qualche tecnica veloce, Carolina. È un disagio da USARE per dire a te stessa: “questo è quello che succede quando fai entrare troppa sabbia nella tua vita: finisce che perdi i diamanti.”

    Liberati della sabbia in eccesso per vendicare e proteggere i tuoi diamanti, e avrai superato il disagio. Il disagio che provi non è la mancanza della collana o del laccio, è legato a un giudizio su te stessa: “sono incapace di proteggere quello a cui tengo”. Prova a te stessa che sai gestire razionalmente ed efficacemente i tuoi oggetti, e cambierà anche quel giudizio negativo. Impariamo sbagliando e aggiustando il tiro!

    Rispondi
      Carolina

      Grazie. Ma la rabbia e il fastidio di non averli più, quellA resta sempre. Se ci penso, nn lo concepisco

      Rispondi
Alice

Ciao Lorenzo!
ti faccio una domanda un po’ provocatoria: gli oggetti indispensabili o molto utili sono relativamente pochi. Ma se permettiamo di “vivere” solo a quegli oggetti, non ci ritroveremo in case semivuote, forse un po’ asettiche, private di contenuto affettivo e della sensazione di protezione che ci dovrebbero dare? Oppure una certa dose di accumulo in questo senso è accettabile e/o positiva, finché non inficia la vivibilità degli ambienti?
Se essere circondata da un certo tipo di oggetti (libri, nel mio caso, solo alcuni significativi nel contenuto ma tutti graditi come oggetto fisico) dà una sensazione piacevole, ha qualcosa di insalubre collezionarli?
Per quel che riguarda i ricordi: conservare piccoli oggetti simbolici e/o documenti testuali, relativi a belle esperienze, finché hanno un ingombro limitato e una collocazione precisa, è utile o dannoso?

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    Lorenzo Durand

    Detto così sembra che tu ti sia già risposta da sola: chi la vuole una casa asettica che non dà sensazione di protezione? Chi obietterebbe alla conservazione di ricordi confortanti che hanno “un ingombro limitato e una collocazione precisa”?

    Se conservare certi oggetti dà benessere non lo considero un problema di accumulo, ma la questione è molto sfumata: è vero benessere o è fuga da un malessere di cui non sei del tutto consapevole?

    Da come scrivi mi sembri una persona sana e serena, ma gli accumulatori che stanno male si esprimono spesso in termini simili. “Mi può servire”. “Ci tengo, mi fa stare bene”. “C’è un rapporto affettivo”. “È un pezzo della mia vita”. Eccetera. Ma il motivo per cui raccolgono e conservano non è che li fa stare bene, è che NON farlo li fa stare male.

    La differenza è un po’ la stessa che tra un sommelier e un alcolizzato. Entrambi hanno un rapporto importante e costante con le bevande alcoliche, i gesti possono essere simili, ma la psicologia è tutta diversa. L’alcolizzato ha con l’alcol un rapporto di dipendenza. L’essenza del disturbo da accumulo è tutta lì.

    C’è poi una questione di “economia della felicità”: ok, i libri e i ricordini ti fanno stare bene, ma ti fanno stare MEGLIO di qualcos’altro in cui potresti investire le stesse risorse di spazio, tempo, soldi ed energie?
    Se trovi qualcos’altro che a parità di risorse spese ti dà più benessere, in un certo senso spenderle in libri e ricordini è un danno. E in generale, gli oggetti danno meno soddisfazione delle esperienze.

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Chiara

Sono nel panico da trasloco
Voglio liberation si tutto l’inutile anche perché pago I trasloco a metro cubo
Ma non ci riesco
Alcune cose sono sacre
Altre mi ricordano chi sono
Altre mi ricordano che ero felice e speranzosa e non lo sono piú :-(

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