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Eredità pesanti: come gestire grandi quantità di oggetti ereditati

Se ti sei chiesto perché sono ammutolito subito dopo la chiusura del lancio di Libertà Mirata, ecco un indizio:

Ho passato settimane a liberare e ristrutturare casa.

Vedi questi sacchi neri da 200 litri? Solo di questi ne avremo fatto fuori tra 50 e 70.

Questo qui contiene esclusivamente confezioni di funghicida
scaduto quando ancora non esistevano i cinema 3D.

In questo articolo ti parlo di eredità "importanti" e di come gestire - soprattutto psicologicamente - grandi quantità di oggetti tramandate dai tuoi "antenati". Scoprirai molte tecniche di introspezione e visualizzazione per sbloccare emozioni negative e blocchi legati a  oggetti di questo tipo.

Ma andiamo con ordine...

Ebbene sì: anche io a volte devo dedicarmi al MIO decluttering. E stavolta è stato di proporzioni epiche. Forse ora stai pensando "Ma come? Ci hai intortati per tutto questo tempo con parole e immagini di libertà e leggerezza e in casa tua avevi ancora tutta quella roba??"

Beh, non proprio. Questa è la mia nuova casa. In realtà è una casa di famiglia che era disabitata da anni, ma che nessuno aveva ancora avuto il tempo e il coraggio di liberare da tutta la roba che ancora conteneva, accumulata nel corso di decenni.

Arrivo io che, stufo di vivere in città, pronuncio (mentalmente) le ultime parole famose:
“Vabbé vabbé, sono il principe del decluttering, che vuoi che sia qualche mucchietto di anticaglie? Prima dell'autunno finisco sgombero e lavori e faccio ancora in tempo ad andare per castagne. Contaci."

Ehm.

Ce l'ho fatta eh...ce l'ho fatta.

Ma non senza l'energico e generoso aiuto di vari familiari, una buona dose di fortuna, e uno spirito da sfida all'ultimo sangue. E non ho nemmeno fatto in tempo per le castagne.

Si è trattato di selezionare, eliminare o infine riordinare tonnellate di roba (non è un'iperbole, intendo letteralmente tonnellate di roba) e di farlo rispettando una scadenza per via della disponibilità degli operai.

Fisicamente, è stato impegnativo, ma non più di qualsiasi lavoraccio da fare in tempi stretti.

Solo 80 euro per farsi portare questa deliziosa fontanella da giardino dagli amici dell’isola ecologica.
E ritirarla piena di “può sempre servire”.

Ma se l'aspetto fisico dello sgombero è stato come una marcia forzata, gli ostacoli psicologici per tutti i coinvolti hanno voluto dire marciare in mezzo ai rovi.

Pensa a quando hai rinunciato a eliminare un oggetto perché ti metteva troppo a disagio perderlo come "ricordo"; come simbolo di esperienze passate o persone che non ci sono più.

E ora pensa a come deve essere sgombrare migliaia di oggetti di ogni genere che hanno accompagnato la storia di una famiglia per decenni o più, e farlo sotto pressione, con la clessidra che corre.

Il banco da falegname del nonno.

Gli strumenti agricoli con cui hanno coltivato la loro, la vostra, la tua terra.

Il corredo di biancheria tramandato religiosamente per generazioni.

Mobili costruiti a mano in ogni parte decenni prima che nascesse l'IKEA.

Oggetti come questi possono amplificare di molto la classica sensazione che siano "parti di te", e che perdendo loro perderai una parte della tua identità, della tua storia.

Perché in questi casi, ad andarsene per sempre è una parte della storia famigliare, della tua eredità, delle speranze e degli sforzi di chi ti ha preceduto, chi ti ha cresciuto, chi ti ha amato, chi ti ha reso quello che sei.

Anche per chi è al 100% consapevole delle dinamiche interne del disturbo da accumulo - e perfino per chi ne è esente o lo ha superato - questi oggetti sembrano avere un peso "karmico" tutto particolare.

Non a caso, è uno dei temi su cui più spesso ricevo domande e testimonianze.

Eccone una che mi ha colpito particolarmente
(grassetti miei):


Ciao caro Lorenzo,

sono Laura, la sorella di Azzurra, che ci legge in copia.

Come penso tu abbia intuito lei ha trascinato me e nostro fratello Giovanni in questo percorso di "pulizia”, esteriore ed interiore. E mai consiglio fu più utile e interessante.

Sto ancora lavorando a casa mia (la strada è lunga, e da ripercorrere più volte), però tutto è giunto davvero al momento opportuno. Devi infatti sapere che a dicembre 2015 abbiamo venduto la casa dei nostri genitori, scomparsi ormai da anni, che dopo la loro morte non era praticamente più stata toccata.

Azzurra in quel periodo aveva appena partorito il piccolo Davide e il grosso del lavoro è stato fatto da me e mio fratello. Una vera "palestra" (lei era già più allenata di noi) che mi ha dato uno spunto ancor maggiore per partire anche a casa mia.

Ti racconto questo perché nostro padre era un vero accumulatore compulsivo, soprattuto di informazioni (era un'insegnante di storia dell'arte) e opere d'arte, non ti dico cosa c'era in quell'appartamento...

La quantità di libri era davvero impressionante, da non poter camminare perché la roba era ammassata perfino per terra e in corridoio... Molte cose sono già state eliminate, ma altrettante - compresi mobili, quadri e oggetti di un certo valore - sono rimaste, "parcheggiate" per ora in due garage, in attesa di essere vendute/catalogate (ci sono anche numerose riviste d'epoca ricercate) o divise tra noi tre.

Ti scrivo tutto questo perché leggo sempre con molto interesse i tuoi articoli e gli spunti che lanci...

Mi interessa parecchio il secondo corso che stai elaborando e in particolare la tematica che ti chiederei di "sviscerare" in qualche modo è proprio quella delle eredità, spesso pesanti come la nostra.

Ovvero: quando ti arriva una mole di roba del genere, come è più opportuno procedere?

Premetto che abbiamo concordemente intenzione di venderne una parte, anche se non ci siamo ancora attivati per procedere, ma per il resto: come far "fluire" l'energia - spesso pesante - che questi oggetti portano con sé? Si tratta per lo più - oltre all'immensa mole di libri - di mobili antichi, quadri e anche in gran parte disegni di nostro padre che dipingeva e collezionava (l'arte era la sua vita) opere che adesso ci ritroviamo: senz'altro molto belle e preziose, ma si tratta per la maggior parte di cose che io non avrei mai acquistato.

Solo che darle via è impensabile, perché si tratta praticamente della sua eredità... Non tenerle mi dispiacerebbe perché sarebbe come non dare valore a tutto quello che lui ha messo da parte nella sua vita e anche per i miei bambini un domani ritrovarsi questo patrimonio (che stiamo già facendo schedare e catalogare da un'esperta) credo sia un gran valore.

Forse un'idea potrebbe essere "selezionarne" una parte, quella più in linea con le mie corde, e posizionarla in una zona della casa relativa alla famiglia d'origine, per esprimere il mio apprezzamento nei confronti soprattuto di mio padre (la mamma non ha lasciato cose ingestibili come lui), e il padre di mio padre che, tra l'altro io non ho neanche conosciuto... ??? Non saprei.

Spero tu abbia intuito il mio "dilemma" e colto la mia proposta. In caso contrario sarò felice di approfondire il tutto.

Come sempre grazie per l'illuminante consulenza, hai tutta la mia stima.

Un caro saluto,

Laura


Dalla mail direi che quelle di cui ha bisogno Laura non sono, principalmente, soluzioni pratiche.

Ma anche quelle sono una parte del gioco, quindi, per chi ha bisogno di consiglio su come affrontare praticamente una situazione del genere, ricordo alcune possibilità per la collocazione degli oggetti:

  • mercatino
  • per gli oggetti di valore, case d'asta
  • musei
  • collezionisti d'arte
  • restauratori
  • siti di regali e scambi

Infine, si può anche semplicemente mandare una mail agli amici o pubblicare un post su Facebook con le foto e la descrizione degli oggetti che vendiamo o regaliamo.

Per liberare lo spazio nel minor tempo possibile, consiglio di proporre gli oggetti su più canali contemporaneamente. Spesso quello che sembrava meno probabile all'inizio è proprio quello che dà più soddisfazione.

Prossimamente vorrei pubblicare una guida su tutti i possibili canali di smaltimento, ma se stai leggendo questo articolo, probabilmente il tuo problema è un altro:

Premetto che abbiamo concordemente intenzione di venderne una parte, anche se non ci siamo ancora attivati per procedere, ma per il resto: come far "fluire" l'energia - spesso pesante - che questi oggetti portano con sè?

Darle via è impensabile, perché si tratta praticamente della sua eredità... Non tenerle mi dispiacerebbe perché sarebbe come non dare valore a tutto quello che lui ha messo da parte nella sua vita e anche per i miei bambini un domani ritrovarsi questo patrimonio (che stiamo già facendo schedare e catalogare da un'esperta) credo sia un gran valore.

Questi sono ostacoli interiori, e vanno affrontati interiormente.

Ecco alcune tecniche che puoi usare per superare blocchi ed emozioni negative, e arrivare a gestire gli oggetti della tradizione familiare in modo pratico e realistico.

Naturalmente le situazioni e gli oggetti sono i più vari; non tutte le tecniche sono valide per ogni situazione. Prova mentalmente tutti questi approcci, uno ad uno, e poi adotta sistematicamente quello che ti dà i risultati migliori!

1. La bilancia del valore

Le eredità sono fatte di tante cose, materiali e immateriali. Ereditiamo oggetti, valori, credenze, abitudini. Alcune di queste eredità ci aiutano nel nostro percorso, ma altre costituiscono degli ostacoli. Quanti di noi, ad esempio, hanno ereditato proprio l'abitudine ad accumulare dai propri genitori o perfino dai nonni?

Consideriamo per il momento solo le eredità di segno positivo.

È possibile che siano così ricche che risulti impossibile cogliere il potenziale di tutte?

Ad esempio, uno potrebbe ereditare due case in campagna e due in città. Solo una può essere l'abitazione principale, e al massimo un'altra può essere l'abitazione secondaria. Se cercassimo di dire SI a tutte e quattro le case, per esempio di arredarle e abitarle tutte a rotazione, diventerebbero ben presto un peso anziché un supporto. Probabilmente, qualcuna finirebbe per essere disabitata, negletta e generare dei costi senza che ne godiamo veramente.

In un caso chiaro come questo, la grande maggioranza di noi sceglierebbe di vendere o affittare due o tre delle abitazioni.

Faremmo una serie di considerazioni su quale casa è più conveniente per il lavoro, per la scuola dei figli, per i costi di manutenzione, per lo stile di vita nel tempo libero....e sceglieremmo in base a questo.

Diremmo NO a due o tre delle case per poter dire effettivamente SI a una o due delle altre.

Lo stesso vale per qualsiasi altra eredità.

La domanda che devi farti è: posto che a qualcosa devo rinunciare, qual è l'eredità PIÙ IMPORTANTE che mi ha lasciato X?

Questo è un principio valido per il decluttering in generale, ma quando lo applichi alle eredità "pesanti", devi includere le eredità su tutti i piani, sia materiali, sia immateriali. Puoi confrontare case con case, ma puoi anche confrontare case con oggetti d'arte, oggetti d'arte con denaro, denaro con insegnamenti, insegnamenti con abitudini, abitudini con obiettivi.

Se l'eredità è ricca o "pesante", e sai di non poterla godere in ogni sua parte, chi te l'ha lasciata vorrebbe sicuramente che tu godessi delle parti più preziose e importanti. E l'unico modo per farlo davvero, è lasciare andare le altre parti, che altrimenti ti sarebbero di peso.

Trova le parti più preziose e importanti della tua eredità, e potrai lasciare andare le altre sapendo di avere onorato gli sforzi di chi te le ha lasciate.

NOTA: tentare di conservare un numero eccessivo di oggetti risulta quasi sempre nel danno o la perdita di quegli oggetti, in parte o in toto. Il valore relativo degli oggetti e la necessità di scegliere sono un tema così fondamentale che ne ho parlato nel primissimo, "storico" articolo pubblicato su questo blog. Tutti i miei successivi articoli si basano su quel principio fondamentale, se non l'hai ancora letto, è arrivato il momento!

2. Il dialogo con gli antenati

Immagina che le persone che ti hanno tramandato certi oggetti - anche se sono ancora vive - siano completamente libere dalle emozioni negative e dalle abitudini dannose che le hanno condizionate in vita, o che ancora le condizionano.

Immagina che siano completamente libere da rabbia, paura, attaccamento irrazionale, ansia di controllo; immagina che possano vedere chiaramente, meglio di quanto lo vedi tu, quale sia il tuo bene, e che lo vogliano intensamente, più di ogni altra cosa.

Che cosa ti consiglierebbero di fare?

Una delle due funzioni delle eredità è facilItare la discendenza. Sapendo come gli oggetti che hanno lasciato indietro stanno influendo sulla tua vita, che cosa pensi che vorrebbe chi te li ha lasciati?

Se fossero loro a dover mettere su una bilancia diversi valori, dove pensi che penderebbe la bilancia?

Se la scelta fosse tra vederti felice, libero di agire, di costruirti una vita di successo per te e per la tua (e loro!) discendenza, e tenere certi oggetti sacrificando il reale benessere della famiglia, cosa pensi che sceglierebbero?

Prova a visualizzare un colloquio con la versione "illuminata" (liberata) del tuo antenato.

3. Onorare la tradizione con la scelta del meglio

La seconda funzione delle eredità è tramandare ciò che fa di noi quello che siamo collettivamente, cioè di preservare - e possibilmente avanzare - una civiltà.

In questo senso, quello che ricevi da chi ti ha preceduto non è un regalo, ma una responsabilità: dobbiamo onorare e curare i più preziosi raggiungimenti del passato, per poter costruire su di essi un migliore futuro, non solo per noi stessi, ma per la collettività.

Se questo è il tuo punto di vista, la soluzione è ancora una volta la bilancia: "qual è l'eredità più importante che mi ha lasciato la mia famiglia, quella che risulta più preziosa per la collettività? È qualcosa di materiale? È qualcosa che abbiamo imparato? È una consapevolezza storica? Psicologica?"

Se la tua responsabilità è conservare ciò che di più prezioso ti è stato tramandato, allora devi chiederti che cos'è più prezioso. E quando l'hai trovato, devi accettare che non puoi curare al massimo quell'eredità mentre tenti di tenerti strette tutte le altre.

4. La priorità al futuro

Chiodo scaccia chiodo. Certe cose si tengono per puro senso del dovere. Ma il nostro dovere non è solo verso le generazioni passate. Il nostro dovere è anche verso le generazioni future.

Se hai dei figli, prova a chiederti: qual è il modo di gestire questi oggetti che risulta più vantaggioso per loro? Qual è il mio dovere verso di loro nel gestire questa eredità?

Ad esempio, sapere che crescere in una casa intasata dagli accumuli, con genitori incapaci di gestirli, risulta sorprendentemente dannoso per la psiche dei più giovani, potrebbe darti la forza per attivarti e trovare soluzioni più sane per tutti.

Pensi che chi ti ha lasciato certi oggetti darebbe più importanza a questi che alla salute dei propri discendenti?

Pensare in funzione delle nuove generazioni anziché di quelle che ti hanno preceduto ti dà anche un criterio più chiaro con cui effettuare una selezione: "qual è la parte di eredità che rende più probabile il successo delle generazioni future?"

Ripeto: considera le eredità su tutti i piani.

Forse i tuoi figli - e i tuoi nipoti, e pronipoti - avranno più successo se ti impegni per trasmettergli le storie che raccontavano i tuoi genitori e i tuoi nonni, che non per conservare le lenzuola e le tazzine che neppure loro usavano.

Vuoi approfondire il tema "disturbo da accumulo tra genitori e figli"?
Il mio corso Fai spazio alla vita include un ebook interamente dedicato all'argomento.

5. L'eredità tossica

Finora abbiamo parlato di eredità positive.

Ci sono anche quelle negative, e anche quelle negative hanno un'influenza collettiva che si spinge oltre i confini della tua famiglia.

Se nella tua famiglia riconosci abitudini, vizi, modi di pensare dannosi che si tramandano di generazione in generazione, se pensi di avere ereditato dei condizionamenti negativi che potrebbero essere trasmessi ai tuoi figli, chiediti: è più importante risolvere quelli e liberare me, i miei figli e il mondo da questo male, o è più importante curare la collezione di quadri?

Assumere questo punto di vista può risultare terapeutico su molti livelli.

6. Visualizza la separazione dall'eredità

Storia vera: l’appartamento dei miei nonni, due insegnanti, era "foderato" di libri su gran parte delle pareti, e molte stanze erano ridotte a magazzini, dove la roba era stata accumulata al punto da non poter più entrare. Quasi ogni area che non venisse usata quotidianamente era ricoperta di oggetti ammassati. Naturalmente, questo si rifletté anche sulla manutenzione dei vari impianti...finché un bel giorno, un contattino elettrico fa una scintilla, e la fa a pochi centimetri da un tubo del gas con una piccola perdita.

Due morti evitate per miracolo, più di metà della casa in cenere.
Ecco tanti oggetti di cui i discendenti non dovranno mai occuparsi.

Che ti serva da monito, ma anche...come tecnica di visualizzazione.

Immagina che la tua eredità pesante sia andata persa in un incendio. Visualizza la situazione come accadrebbe, nel dettaglio. Immagina come ti sentiresti all'arrivo della notizia. Immagina come ti sentiresti visitando il luogo dell'incendio. Immagina come ti muoveresti per sistemare le cose. Immagina che siano passati 10 giorni dall'evento: come ti senti? E dopo un mese? E dopo tre mesi? Sei mesi? Un anno? Tre anni?

In questo modo, puoi familiarizzarti con le sensazioni e le emozioni della separazione da quegli oggetti in modo "sicuro", senza averli ancora allontanati veramente. E soprattutto, puoi provare a te stesso che se prendi la decisione di separartene, eventuali emozioni negative del primo momento verranno presto "riassorbite".

7. Parlare agli oggetti

Chi ha seguito Fai spazio alla vita conosce già bene questa tecnica, e qui è particolarmente appropriata. Spesso, uno dei motivi per cui fatichiamo a distaccarci dagli oggetti è che tendiamo ad attribuirgli qualcosa di simile a una sensibilità umana: non vogliamo "abbandonarli".

Un oggetto ereditato genera ancora più facilmente sentimenti di questo tipo in quanto appare come "uno di famiglia".

Se ti senti in questo modo, tentare di sopprimere tali sentimenti e convincerti che questi oggetti sono inanimati e non possono essere "feriti" dal tuo comportamento non è una buona idea. Rischieresti di far sentire una parte di te attaccata, censurata, respinta, di generare sensi di colpa e conflitti interni che riemergerebbero amplificati in altre forme.

La soluzione?

Non negare l'illusione, accettala e usala.

Rivolgiti verbalmente agli oggetti come se fossero esseri senzienti capaci di comprenderti.

Puoi rassicurarli sulla loro nuova destinazione, puoi ringraziarli per il servizio che per tanti anni hanno prestato a te e ai tuoi, puoi augurargli il futuro migliore, e puoi salutarli con affetto.

Questa tecnica è particolarmente utile nel momento del distacco materiale vero e proprio.


E con questo si concludono le tecniche di "facilitazione" per la gestione delle eredità pesanti.

Laura però mi ha scritto quella mail come richiesta/suggerimento in occasione della creazione del mio nuovo corso Libertà Mirata, in cui mostro come usare le corrispondenze del Feng Shui tradizionale per aumentare il benessere in ambiti specifici con il tuo decluttering.

Laura quindi ha un pensiero particolare:

Forse un'idea potrebbe essere "selezionarne" una parte, quella più in linea con le mie corde, e posizionarla in una zona della casa relativa alla famiglia d'origine, per esprimere il mio apprezzamento nei confronti soprattuto di mio padre (la mamma non ha lasciato cose ingestibili come lui), e il padre di mio padre che, tra l'altro io non ho neanche conosciuto... ??? Non saprei. Spero tu abbia intuito il mio "dilemma" e colto la mia proposta.

Ho colto in pieno. Il tema però è più ampio di quanto sembra, e qui abbiamo già messo molta carne al fuoco. Per approfondire il tema della posizione di questi oggetti nel tuo spazio con i possibili significati, dovrai aspettare la 2. parte di questa serie...nel frattempo, per domande o per condividere la tua esperienza, fatti sentire nei commenti!

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Enrico

Carissimo, mi piacciono tanto le cose che m’insegni e ti leggo sempre. Purtroppo ho 74 anni e da 8 convivo con un ictus che mi ha lasciato con emiparesi del lato destro. Mi muovo solo in casa e vivo da solo perchè separato da 20 anni e ho due figlie lontano per lavoro. Per anni ho accumulato libri e oggetti miei e quelli che conservo dei genitori, più per ricordo che per valore. Prima conservavo e accumulavo perchè quando si sta bene ci si crede immortali, poi…Ho tutte le compulsioni di cui parli, ma oggi con 1 sola mano valida e 1 sola gamba che mi regge bene con l’aiuto di un bastone mi sento impotente. Che posso fare? Forse non sei un taumaturgo…ho voluto confidarmi. Un saluto.

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Ciao Enrico,
    grazie davvero per la condivisione. La tua situazione è più diffusa di quanto puoi pensare: anche se non tutti devono confrontarsi con le conseguenze di un ictus, il disturbo da accumulo tende ad emergere verso la mezza età, e se viene “lasciato correre”, tende a peggiorare con l’età.

    Senza contare che, ovviamente, più si va avanti e più i mucchi crescono, quindi anche se uno smettesse di punto in bianco e perfino se invertisse la tendenza, dovrebbe comunque convivere ancora a lungo con gli accumuli di 30 o 40 anni.

    Come avrai capito da quello che scrivo, io sono un tipo pragmatico. Nella tua situazione, io farei questo:

    1) il decluttering è una pratica di benessere. Se non potessi farlo per via di limiti fisici indipendenti dalla mia volontà, semplicemente accetterei la situazione, e mi dedicherei a pratiche di benessere/conoscenza a me accessibili, per esempio la meditazione.

    2) non per questo trascurerei di fare quel poco che posso, come tenere libere e ordinate le aree che posso sistemare da me e che uso quotidianamente. Perché rinunciare ai benefici accessibili solo perché non sono la perfezione?

    Per tutti noi – ictus o no, accumuli o no – ci sono cose indipendenti dal nostro controllo, e sono la maggioranza. Ma ci sono anche cose che possiamo controllare, e nessuno può impedirci di farlo.

    Se tra i tuoi libri ci sono autori stoici come Marco Aurelio ed Epitteto, questo articolo può essere l’occasione per un ripasso. La loro saggezza nell’affrontare l’incontrollabile con serenità è paragonabile a quella più comunemente associata con il pensiero orientale, e al tempo stesso risulta molto più familiare e comprensibile a noi europei.

    Un abbraccio.

    Rispondi

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