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L’unione fa lo spazio: si può fare un decluttering di gruppo?

Sì. Si può. Ma se sbagli persona diventa un film dell'orrore.

Ti ricordi quando a scuola o all'università ci si riuniva in gruppo o in coppia per studiare?

Era un modo per rendere lo studio meno pesante, per sopperire ai rispettivi punti deboli, ma al tempo stesso finiva per stringere i rapporti con i compagni.

Se eri il tipo di persona che preferiva fare i compiti in gruppo piuttosto che ingobbirsi sui libri in solitudine, potresti provare a fare lo stesso con il decluttering.

Attenzione però: il decluttering di squadra è una strategia che per alcuni può essere LA svolta, ma che può anche scappare di mano e creare più problemi di quanti ne risolva...vediamo come fare per evitare autogol.

Intanto: cosa ci guadagni?

Avere una o più persone che fanno decluttering con te può aiutarti in tanti modi.
Il più ovvio è che puoi aver bisogno di un aiuto fisico.

Liberare spazio significa spesso gestire quantità di oggetti considerevoli: mobili e oggetti ingombranti da spostare, o smontare e rimontare, scatoloni da sistemare, viaggi al mercatino, all'isola ecologica, dagli amici degli amici che si prendono il lettino...

Ci sono poi compiti che magari non richiedono la tua personale attenzione, ma devono essere svolti, e svolti bene. Ad esempio, dividere una montagna di documenti per data, o lavare una caterva di oggetti prima di dividerli tra scatole per il garage, mercatino e nuove collocazioni.

Insomma, avere delle mani e degli occhi in più fa sempre comodo.

L'aiuto più importante però è quello psicologico.

Il motivo per cui non sgombriamo, di solito non è tanto fisico, quanto mentale, e declutterare in gruppo può essere un modo fantastico per superare certi blocchi.

Accordarsi con qualcuno per un decluttering nelle rispettive case crea un impegno. A quel punto, la scelta diventa tra fare decluttering o venire meno a un impegno con una persona fidata.

A meno che i tuoi blocchi non siano davvero pesanti (o che tu non sia un infame bugiardo approfittatore che viene meno agli impegni senza pensarci un attimo), la prospettiva di venire meno all'impegno preso ti apparirà più spiacevole che fare decluttering.

Questo è un modo in cui l'elemento sociale introduce una "pressione" positiva.

​Ce ne sono altri.

Di solito, non andiamo fieri dei nostri accumuli. 

L'accumulo è qualcosa che, dal punto di vista della mente cosciente, succede nostro malgrado come effetto secondario della soddisfazione di certi impulsi.

Un po' come succede con l'aumento di peso: nessuno - coscientemente - mangia con l'obiettivo di ingrassare. L'ingrassamento è un effetto collaterale del piacere o del sollievo che ci procuriamo con il cibo. E non ne andiamo certo orgogliosi.

Anzi, uno dei sintomi più caratteristici del disturbo da accumulo in forma grave è che la persona fa di tutto per tenere gli altri fuori da una casa di cui ormai si vergogna. Così, quando qualcuno DEVE accedere allo spazio "compromesso", scatta di nuovo una pressione psicologica allo sgombero.

Cosa vuol dire, "ho invitato Paolo e Marta a cena"?

Ho visto con i miei occhi accumulatori irriducibili mettersi finalmente al lavoro dopo anni per rendere almeno presentabili le stanze da cui, per la prima volta, avrebbero dovuto passare gli ospiti per una riunione di condominio.

Quando fai decluttering con un "socio" c'è un effetto simile: non vuoi farti vedere dall'altra persona a conservare delle cianfrusaglie inutili. Vuoi invece farti vedere deciso, coraggioso, sicuro delle tue capacità di "farcela" senza quelle coperte di Linus.

Avere una prospettiva esterna è utile perché evidenzia la natura puramente soggettiva di certi attaccamenti. Tu puoi essere "affezionato" all'oggetto X perché lo percepisci come parte della tua storia, una parte di te che perderai per sempre se dovessi allontanare l'oggetto.

Ma una persona esterna lo vedrà semplicemente come una tazza sbeccata, un gioco da tavola mai usato, un'enciclopedia che non verrà mai più aperta, e sarà lì a ricordarti di tutti i modi in cui quell'oggetto ti rende più debole e più povero a dispetto del fatto che lo senti "tuo".

Anzi: vale la pena di chiedere esplicitamente ai tuoi compagni di decluttering di fare esattamente questo in caso di titubanze.

Ora però sorridi: l'influenza sociale può essere anche più gioiosa e positiva! :)

Lavorando in gruppo ci si danno continui buoni esempi e incoraggiamenti a vicenda, anche solo quelli impliciti nel fare il lavoro.

"Se lei si è liberata del portagioie della nonna, ti pare che io mi tengo l'armadietto arrugginito!?"

C'è poi il fatto che, banalmente, passare il tempo in compagnia di un amico è per molti più piacevole che fare il lavoro in solitudine.

"Da solo non ce l'avrei fatta, e mi sarei ANCHE annoiato."

E naturalmente, aiutarsi a vicenda stringe e approfondisce il rapporto. 

Tu riceverai aiuto in casa tua, ma darai il tuo in casa degli altri congiurati. Sentire di avere contribuito ad aumentare il benessere e la qualità dello spazio altrui amplifica la soddisfazione che proviamo nel fare decluttering, ci dà un senso di utilità sociale molto più vivo del semplice smaltire in modo etico.

E a proposito di smaltire in modo etico

Lavorare in gruppo è un ottimo modo per allargare la rete di contatti su cui gli oggetti possono viaggiare. Portare un oggetto in una casa dove servirà ancora per anni dà una sensazione ben diversa che portarlo all'isola ecologica o al mercatino!

Una sensazione ben diversa.

Reciprocamente, potrai anche rivolgerti alla rete quando avrai bisogno tu di un oggetto usato, da scambiare o ricevere in regalo.

Quando cominciano a formarsi dei gruppi di decluttering, il decluttering esce dalla dimensione privata: cominciamo a diffonderlo anche socialmente, contribuendo al benessere di tutti.

Però c'è un "però". Anzi tre.

Primo:
lavorando in gruppo si rischia di aumentare il tempo e le energie richieste anziché ridurli. Bisogna mettersi d'accordo, far quadrare gli impegni di tutti, e ovviamente ci saranno due o più abitazioni su cui lavorare anziché una.
Il decluttering collaborativo è utile soprattutto quando l'alternativa è "niente decluttering".

Secondo:
così come l'aspirazione a uno spazio e una vita più libera può metterti in urto con accumulatori recidivi in casa tua, può metterti in urto con i famigliari delle persone che aiuti, di quelli che "ma io nei miei accumuli sto bene".

Come ben sai, non tutti i membri di una famiglia o un gruppo sono necessariamente pronti a liberarsi del superfluo. Considera attentamente in che situazione ti inserisci onde evitare incidenti diplomatici.

Terzo:
Così come persone positive possono incoraggiarti, persone negative possono anche scoraggiarti o rovesciarti addosso le loro paturnie, lamentele e paure, spegnendo e risucchiando le tue energie.

I problemi di accumulo sono legati a emozioni e blocchi più profondi di quanto la maggior parte della gente non immagini. Se una persona ha accumuli consistenti, probabilmente ha anche tensioni e disagi interni corrispondenti. Occhio.

Qual è allora il compagno di decluttering ideale?

  • Abita nelle vicinanze e ha disponibilità di tempo, può giostrarsi bene gli impegni.

  • Incontra magari difficoltà a mettere in pratica, ma psicologicamente è già convinto e motivato: non ha bisogno di essere "evangelizzato".

"Lasci che le rubi solo un minuto.
Ha mai sentito il richiamo di uno spazio libero e funzionale sbocciare nel suo cuore?"

  • Ha volumi di accumulo simili ai tuoi; non vuoi trovarti a liberare la vecchia casa in campagna da dieci camion di roba per ripagare il debito di due mensole pienotte.
  • È "in bolla"; non ha problemi di depressione, paranoia, crisi di rabbia, non è ipersensibile alle critiche, non scarica le responsabilità o altro.

    Con l'accumulo si fa presto a scaldare gli animi, non vuoi ritrovarti con uno che vuole vederti soffrire perché "mi hai fatto buttare via la tazza blu e ora mi manca". Evita di metterti in situazioni con persone difficili o "pesanti", anche se magari manifestano entusiasmo all'inizio sono le ultime con cui condividere il decluttering.

    La persona ideale è quella che sente forte e chiaro il richiamo della leggerezza nello spazio esterno perché corrisponde a un "istinto" di leggerezza e libertà che ha già dentro.

  • Deve sapere quando spingere e spronarti, ma anche quando fermarsi. Deve essere incoraggiante, ma non invadente. Lo spazio e gli oggetti personali sono punti molto delicati nella vita di una persona, e chi ti aiuta a gestirli dovrebbe essere capace di combinare l'incoraggiamento con la delicatezza e il rispetto.

Come procedere

Probabilmente, leggendo questo articolo stavi già pensando a chi potrebbe essere un buon candidato. Se vuoi darti una risposta più sicura, puoi usare questo sistema.

Fai una lista di tutti gli amici e parenti che non escludi a priori. 

Crea una tabella con i loro nomi sulla colonna verticale, e i criteri per cui assegnerai dei punteggi su quella orizzontale, in questo modo:

Ora assegna un punteggio da 1 a 5 per ognuno di questi criteri, laddove 5 è il candidato ideale, 1 è un disastro da non pensarci nemmeno.


A) È in bolla? (punteggi da 1 a 3 in questa colonna valgono la squalifica immediata)

B) Ha degli accumuli di cui vorrebbe liberarsi? Posso essergli utile a mia volta?

C) Comprende già il valore di questo lavoro? 

D) Può realisticamente liberare del tempo per fare il lavoro sia nel suo spazio che nel mio?

E) Quanto siamo in sintonia? Saprà capire quando ho bisogno di essere incoraggiato, e quando deve darmi tempo e spazio per maturare le mie decisioni?

F) Ha le giuste capacità? Sarebbe un buon aiutante per il mio decluttering, o sarei solo io ad aiutare lui, mentre rischia anzi di essere una palla al piede? (Esempio: ha la macchina? Ha sufficiente forza fisica? Ha senso pratico?)

G) La sua famiglia o le persone con cui vive sarebbero favorevoli al lavoro in casa loro, o rischio di creare tensioni e scompiglio?


Escludi subito chi ha degli 1 (e anche per i 2, pensaci bene). Procedi poi a contattare le persone partendo da quella con il punteggio più alto.

Ti consiglio di dare alla collaborazione un carattere di serietà e impegno, e chiarire appena possibile che la consideri una promessa reciproca: vuoi che l'altra persona ti leghi all'impegno preso e pretenda che tu lo rispetti, e tu farai lo stesso per lei. 

Il decluttering non è una passeggiata in spiaggia. È un lavoro spesso impegnativo che può portare profondissimi cambiamenti nella vita delle persone.

Lavorare in modo serio però non significa lavorare con il muso duro e l'occhio spento. Al contrario, più si riesce a rendere l'esperienza stimolante e allegra e meglio è!

Se la persona e le circostanze sono quelle giuste, puoi aggiungere anche elementi ludici e/o competitivi. Ad esempio, si può fare a gara a chi trova più oggetti da smaltire in un certo tempo, chi libera più spazio, chi fa fuori l'oggetto più ingombrante, o più vecchio, eccetera.

In generale, cerca di tenere nel gruppo il morale alto e lo spirito frizzante.

In conclusione

Lo so, lo so. Per alcuni la strategia sociale non sarà praticabile, ma se trovi le persone giuste, può veramente cambiarti la vita. 

Vale la pena di rifletterci bene.

Viviamo in un clima sociale in cui siamo sempre più isolati e pensiamo di dovercela sempre fare da soli, ma a volte basta proporre un nuovo approccio, e tornare a sostenerci a vicenda come sarebbe più naturale fare in una società sana. Vale per il decluttering e per tante altre cose. Facci una pensata.

Questo credo sarà un post particolarmente soggetto ad aggiornamenti...proponi le tue esperienze, domande e commenti qui sotto e integrerò le idee migliori in questo e altri articoli!

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Francesca Sarchielli

Io ho provato: ho un amico che ha un buon punteggio in quasi tutte le colonne dello schema proposto, l’unica negativa è che ha molto meno tempo di me, ma quando riusciamo a trovarci e a lavorare insieme il risultato è quadruplice in un quarto di tempo. Quindi lo consiglio vivamente, e mi sembra che le considerazioni da fare sulle persone da scegliere come compagni di decluttering siano da tenere in forte considerazione.
Auguri, buon decluttering a tutti

Rispondi
    Lorenzo Durand

    “Quadruplice in un quarto di tempo”. Già. Quando sei insieme e sei lì apposta per fare un lavoro, sembra anche una mancanza di rispetto per l’altro perdersi in distrazioni varie. Complimenti e…che buon amico! :)

    Rispondi
ilaria biganzoli

Mah… la tabella con i punteggi mi lascia perplessa.
Capisco il senso e la buona intenzione ma trovo un po’ rischioso elaborare una strategia basandosi su un sistema di giudizio delle persone. È un’attitudine mentale (peraltro molto diffusa…) che genera facilmente dei cortocircuiti relazionali. La penna rossa per voti e classifiche funziona sicuramente nella gestione del personale di un’azienda ma nel nostro caso troverei più interessante affinare la capacità di condivisione proprio a partire dal non giudicare gli altri (e possibilmente neanche troppo se stessi…).

Non avevo pensato a questa variante del declutter, mi affascina molto l’idea e ti ringrazio come sempre per la bella proposta. I punti che hai suggerito per me potrebbero essere la traccia di un dialogo in cui ciascuno esprime i propri bisogni, tempi, limiti e obiettivi ma con molto rispetto e sensibilità perchè… l’empatia fa miracoli!

PS: …e il declutter pure!

Rispondi
    Lorenzo Durand

    Grazie per l’osservazione perché probabilmente è un punto che avranno notato in molti.

    Lo scopo della tabella non è di “giudicare” gli altri, ma di prevedere con più sicurezza se ci si potrà effettivamente aiutare a vicenda o se invece si finirà per perdere ancora più tempo ed energie di quanti già ce ne fanno perdere le abitudini legate all’accumulo. Ovviamente se uno si sente di andare a istinto può benissimo fare a meno della tabella. Poi, se l’istinto lo avrà tradito, può anche ripensarci e riprovare con la tabella, che permette secondo me di guardare le situazioni un po’ più obiettivamente, “a mente fredda”.

    Ho offerto la tabella come possibilità perché so che quando uno prende in considerazione un decluttering di gruppo, spesso la domanda che lo frena subito è “sì ok, ma a chi chiedo per una cosa del genere??” E in questo caso è una domanda molto importante, perché passare una o due pessime giornate, con risultati scarsi o addirittura negativi, perché hai scelto la persona sbagliata, e associarle al decluttering, può rovinarti una motivazione e uno slancio che avevi maturato con tempo e impegno.

    Rispondi
      ilaria biganzoli

      Sono d’accordo, ci sono rischi intrinsechi, occorre darsi strumenti efficaci. Secondo me fra la ‘graduatoria’ e il puro intuito (che lasciamo agli illuminati…) c’è altro.

      Il tuo elenco di bisogni e limiti è molto efficace, la mia proposta sta semplicemente nell’usarlo come traccia di riflessione insieme PRIMA di lanciarci nell’avventura. È un percorso molto intimo, sono sicura che ciascuno di noi sta pensando a persone comunque affini, con cui ha già un certo livello di relazione.
      Iniziare con una bella chiacchierata insieme, seguendo la tua scaletta così ben articolata, potrebbe essere la soluzione migliore.
      Siamo in bolla? Come ci sentiamo? Quanto tempo abbiamo? Conosciamo il declutter? ecc. (v. sopra)

      Una volta iniziato si può anche pensare ad una messa a punto periodica della relazione, proprio come i tuoi mattonicini… un pezzetto alla volta.

      Ho una discreta esperienza di lavoro di gruppo in ambito associativo e se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che conviene sempre partire con una serena condivisione di bisogni e limiti, senza giudizi, senza esclusioni, focalizzandoci sull’obiettivo comune, grande o piccolo che sia (infatti anche tu parli di legarsi ad un impegno). Così si crea quel magico incastro delle diversità in cui ognuno da il meglio di sè. E i risultati… arrivano!
      Grazie per avermi dato modo di riflettere perchè è davvero una bella sfida.

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        Lorenzo Durand

        Sì, mi piace l’idea di usare la lista come uno strumento di “verifica” della collaborazione prima di iniziarla.

        Anche se siamo già le persone “giuste” scorrere questi punti e rifletterci può aiutarci a prendere coscienza di certi aspetti del nostro carattere, della relazione, e di come questi si possono manifestare nel lavoro che faremo insieme, cose che altrimenti resterebbero “in ombra”. Può sicuramente essere un ottimo modo per preparare il lavoro insieme e renderla un’esperienza più “scorrevole”, più ricca e più produttiva.

        Questo però vale se uno si sente già (relativamente) sicuro della persona a cui lo propone; se invece hai qualche titubanza, beh, meglio usare la lista per farsi una pensata più precisa e prevenire problemi che poi sarebbero ben più difficili da curare :)

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