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Il decluttering approda in clinica!

Come sapete o potete immaginare, il decluttering ha un seguito di aficionados che ne hanno compreso i benefici e ne fanno parte integrante del loro stile di vita…ma purtroppo, è una piccola minoranza.

Per il resto della società, l’acquisto eccessivo e l’accumulo di oggetti inutili sono in sostanza la normalità, e il decluttering suona come una filosofia bislacca e poco pratica.

Un po’ come succede tra vegani e onnivori.

O quasi.

Nel senso che nell’ambito alimentare vi sono diverse fazioni di nutrizionisti che argomentano vivacemente su quale sia il regime più sano.

In ambito psichiatrico, che io sappia, nessuno si è mai sognato di sostenere che il disturbo da accumulo sia nient’altro che un’insidiosa e coriacea pestilenza della mente.

Donna in mezzo a cumuli di carte
Coppia di accumulatori con una assistente sociale
Donna anziana in cucina piena di accumuli e sporcizia

...comunque.

All’inizio di questa mia avventura speravo ingenuamente che rivelare i meccanismi dell’accumulo, i danni molto seri che causa, e i grandi benefici della riduzione, sarebbe bastato a convertire al decluttering un numero considerevole di persone.

Beata innocenza :-)​

Dopo qualche anno, devo constatare che a vedere la luce sono quasi solo persone già interessate o predisposte a questo tipo di pratica, o che sono rimaste così scottate dai propri problemi di accumulo da impegnarsi seriamente nel cambiamento.

Con la maggior parte delle persone non c’è prova o argomentazione che basti; lo sforzo di cambiare le proprie abitudini è visto come un problema maggiore dei danni degli accumuli.

Un po’ come per le diete.

Nell’insieme, quindi, la società resiste con forza alla filosofia del “meno è meglio”, e lo fa in generale, un po’ su tutti i piani. Prova a proporre in giro le idee della “decrescita felice”.

Arrivano quindi come lietissime sorprese quelle occasioni in cui questa resistenza viene intaccata, e fanno capolino progressi simbolicamente più potenti di qualsiasi testimonianza individuale.

Come la storia che stai per leggere.

Parla di due esperte di “Architettura del Benessere” che hanno portato il decluttering all’interno dell’ambito sanitario privato, riscuotendo un ottimo successo.

Silvia Ruffilli è operatrice olistica in Feng Shui. Insieme alla sua collega architetto Elisa Santi, dal 2012 danno vita allo Studio Archibenessere, dove si occupano di progettazione tecnica e d'interni, e di soluzioni distributive e stilistiche degli spazi, integrando la visione olistica del Feng Shui con le tecniche e i metodi del Professional Organizer.

Silvia

Elisa

Silvia è stata una delle primissime partecipanti di Fai spazio alla vita, ed è da sempre una delle più attive sul gruppo Facebook del corso…quindi sento un brividino di orgoglio a vederla così attiva nella diffusione di un approccio più serio e profondo al decluttering.

Nel 2017, Silvia ed Elisa hanno dato vita a un esperimento ambizioso e innovativo: proporre il decluttering come formazione ai pazienti dei centri di obesità e nutrizione clinica.

I primi risultati sono molto incoraggianti, e il fatto stesso che siano state così ben accolte da medici e pazienti in un contesto di carattere istituzionale è un segnale tanto positivo che ho deciso di intervistare Silvia perché ci spiegasse come lei ed Elisa sono arrivate a questa idea, e come l’idea è divenuta realtà…


LD: So che sei operatrice olistica in Feng Shui, ma quando hai iniziato a occuparti di decluttering? Cosa ti ha spinta?

SR: Ho sempre avuto un’attitudine all’organizzazione fin da molto giovane, dalla mia cameretta, agli studi, fino oggi alla casa in cui vivo e in studio.

Essere organizzati non significa essere perfetti o avere una casa da rivista tutta ordinata, significa riconoscere delle priorità e ottimizzare spazio e tempo per dedicarsi ai piaceri e alle esperienze appaganti della vita. Il famoso “repulisti della nonna”, quindi, è sempre stato nelle mie abitudini!

I miei genitori non avevano disponibilità economiche per comprarmi tanti oggetti con cui compensare la loro assenza o accontentare i miei capricci dovuti a vuoti d'identità.

Inoltre mia mamma ha sempre scambiato abiti e giochi per me e anche per lei dai vicini e dalla comunità del quartiere…insomma, declutterare con l'obiettivo di dare una seconda vita alle cose, attraverso il gesto del dono, è parte dei valori che mi ha trasmesso.

Professionalmente l'alleggerimento e il rinnovo degli ambienti fa parte della progettazione d'interni. Rispetto all’analisi Feng Shui, il decluttering e l’organizzazione sono uno strumento complementare molto importante, perché gli accumuli disordinati e la disorganizzazione sono il segno di blocchi emotivi.

Integrando le due cose, riesci a individuare le aree e gli aspetti della salute fisica ed emotiva su cui gli accumuli stanno gravando di più nel caso specifico.

Mi serviva un metodo strutturato di decluttering che andasse a risolvere le cause dell' accumulo (con una filosofia più vicina al Feng Shui), un metodo che non si limitasse a dare trucchetti e consigli; di quelli in giro se ne trovano tanti, ma curano solo i sintomi lasciando attive le cause.

E la risposta è stato il tuo corso!! :-). 

Il problema che avevamo era che i nostri clienti, dopo il primo periodo di entusiasmo, abbandonavano il lavoro di alleggerimento, vanificando gli interventi proposti con la valutazione Feng Shui dell'abitazione.

Fai spazio alla vita mi ha permesso di approfondire gli aspetti psicologici e metodologici del decluttering, e di strutturare un servizio che venisse incontro alle esigenze pratiche ed emotive dei clienti più strettamente legate al problema dell’accumulo. È stato un bel salto!

LD: Bene, mi fa molto piacere sentirlo :-)
Mi pare che quel salto però non sia stato l’ultimo…che io sappia siete le prime in Italia a portare il decluttering in una clinica…e con successo, anche! Da dove è nata questa idea?

SR: In generale, quello che ci spinge è la voglia di aiutare agli altri a capirsi, a crescere e a trovare il benessere. Si può dire che l'Architettura Olistica sia una forma di counseling tramite la gestione efficace dello spazio, in cui impari a curare e scoprire te stesso attraverso lo spazio che hai scelto per vivere.

Abbiamo pensato che in ambito sanitario avremmo potuto trovare persone la cui attenzione è già rivolta al corpo, ai suoi meccanismi, al suo legame con la mente e con gli eventi della vita, se non per predisposizione personale, almeno in quel momento per necessità! Ci sembrava un contesto fertile in cui portare il discorso del rapporto spazio-mente, corpo-casa, e al contempo sostenere qualcuno che si sta impegnando a migliorare le sue condizioni fisiche e mentali.

Al di là di una promozione puramente commerciale dei nostri servizi sul benessere abitativo, la voglia di far conoscere il decluttering e l'Architettura del Benessere in clinica e in ambito sanitario in generale è più profonda. Ci piace l'idea che il nostro intervento crei una maggiore consapevolezza interiore (diversamente da un arredatore e simili).

LD: La clinica che avete scelto, però, si occupa di un problema in particolare, cioè obesità e nutrizione. Qual è la connessione tra decluttering e obesità?

SR: La connessione è forte soprattutto quando apriamo l'argomento dei “pieni e vuoti”, così nello spazio come nel corpo, aspetto che viene analizzato dagli psicologi di clinica durante la degenza.

L’obesità può essere legata a patologie più prettamente fisiche come una disfunzione ormonale, ma al di là di questo, le cause psicologiche che ci spingono a “riempirci” di cibo sono le stesse che ci spingono a “riempirci” di oggetti che non utilizziamo.

In modo simile, gli ostacoli che si incontrano quando si cerca di perdere peso sono simili a quelli che si incontrano quando bisogna lasciare andare gli oggetti “protettivi”.

Trattare parallelamente i due aspetti, quindi, può facilitare molto il miglioramento su entrambi i fronti.

Quando alleggerisci il corpo, adotti un nuovo stile di vita per creare una “nuova identità” fisica e psichica. Se lo spazio in cui vivi rimane inalterato, continuerà a riflettere gli errori e i blocchi dell’identità precedente, remando contro a tutto il lavoro fatto in clinica.

Il nostro ruolo, quindi, è spiegare ai pazienti come un nuovo stile di vita fatto di movimento, dieta e nuove abitudini necessita di uno spazio che dopo esser stato liberato e alleggerito venga adeguatamente organizzato.

Ad esempio, in clinica spiegano come fare la spesa, quando farla…e noi agganciamo con il discorso dell'organizzazione della cucina e delle dispense a supporto di queste nuove abitudini.

LD: Chiarissimo. Confermo al 100%, come sai ho trattato anche io questa connessione nel mio corso, anche se tu ormai l’avrai esplorata più a fondo. Quello che per noi è chiaro, però, per la maggior parte delle persone (inclusi medici e pazienti!) è completamente estraneo…che cosa ti aspettavi quando hai provato per la prima volta a proporlo? Che tipo di persone hai incontrato nelle tue “classi”?

SR: Come attività di promozione e contatto dello Studio organizziamo incontri ed eventi due volte al mese. Le persone che si presentano lì lo fanno di loro spontanea volontà, perché scelgono di voler approfondire un argomento nuovo, dedicando un po di tempo a loro stesse.

Nel caso degli incontri in clinica, la situazione è molto diversa: i pazienti sono "tenuti" come percorso clinico a partecipare alle attività programmate dalla struttura.

Pensavamo, quindi, di poter incontrare persone anche completamente indifferenti all'argomento, altre magari curiose, altre scettiche a cui aprire la mente, altre che si sarebbero anche annoiate a morte!

Generalmente non partiamo con delle aspettative sull'incontro perché abbiamo capito che può accadere di tutto…e questo è anche il suo bello. Noi facciamo gli incontri anche perché ci divertiamo proprio, per cui l'idea è sempre quella di fare l'incontro per farci conoscere divertendoci, sia in clinica, sia fuori.

LD: E alla prova della realtà, qual è stata la reazione dei pazienti?

SR: In realtà ci sono state le reazioni che solitamente vediamo quando organizziamo gli incontri sul decluttering al di fuori della clinica, ovvero…durante la prima parte in cui si parla degli accumuli, cosa sono e come influenzano il nostro stato d'animo/benessere, tutti fanno "si" con la testa…poi quando si va sul concreto…cioè spingere a a ridurre il numero di oggetti, ecco che escono fuori le resistenze psicologiche classiche, "non si sa mai", "ha un valore affettivo" ecc…

C'è chi tira fuori alibi per non agire, pur riconoscendo l'efficacia dello strumento, perché sa che sarebbe un lavorone, chi fermamente "Io non butterò via niente", chi invece a fine incontro ci chiede copia delle slide più pratiche perché ha compreso quanto sono profondi i meccanismi su cui agisce il decluttering!

Poi, quando affrontiamo il discorso successivo di organizzare gli oggetti conservati e mostriamo slide di ambienti con accumuli e poi di ambienti organizzati per fare vedere la differenza di atmosfera e praticità, le persone guardano le slide in silenzio, e vedi che stanno pensando ai loro ambienti di casa.

LD: Niente male direi. Ma come è andata invece con i medici? Considerate le mie esperienze passate, le resistenze più forti me le aspetterei da loro…

SR: In effetti, avevamo contattato altre strutture private del territorio che tra le loro specialità avessero il percorso di nutrizione clinica, ma siamo state “liquidate” rapidamente nei migliori dei casi. Altre non ci hanno nemmeno risposto…

Ma abbiamo perseverato.

Fino a che, al Centro di Obesità e Nutrizione Clinica Villa Igea, abbiamo trovato una risposta completamente diversa.

Lo staff di Villa Igea

Ho fatto il primo incontro conoscitivo con la primaria, dott.ssa Valeria Zaccheroni. Ho incontrato una persona lungimirante e di ampie vedute, attenta alle relazioni umane, che ha subito colto il nesso tra il corpo e la casa, la casa come “corpo espanso”. Peccato che le persone come lei siano così rare questi ambienti…ma per fortuna, qualcuna c’è!

Il discorso “Feng Shui” è ovviamente più complesso, ma la dottoressa ha subito capito come un ambiente trascurato, male organizzato, disordinato, poco pratico da vivere e da godere, sia in grado di influenzare i nostri stati d'animo e le emozioni che sono un fattore importante anche nella cura del sovrappeso.

Dr.ssa Valeria Zaccheroni

In quel primo incontro abbiamo illustrato che il nostro intervento in struttura sarebbe stato di tipo informativo per sensibilizzare le persone a lavorare anche sulla qualità dell'ambiente vissuto ogni giorno, una volta dimessi dalla struttura.

Ovviamente, l’idea è che il nostro contributo renda più innovativo ed esclusivo il percorso di dimagrimento messo al servizio dei pazienti. Non a caso Villa Igea è un centro molto prestigioso conosciuto in tutta Italia…si vede che sanno riconoscere e creare la qualità :-)

A seguire abbiamo avuto un colloquio con i due psicologi di clinica, dott.ssa Debora Battani e il dott. Gianluca Cesa, con i quali invece abbiamo parlato nel dettaglio dei contenuti che avremmo esposto ai pazienti per capire in che modo strutturare e modulare l'incontro.

Dr.ssa Debora Battani

Dr. Gianluca Cesa

Entrambi sono presenti durante gli incontri, e la loro presenza è fondamentale. Sono i loro interventi che meglio chiariscono come le dinamiche psicologiche ed emozionali si riflettano tanto nel corpo quanto nello spazio.

Nell’insieme, quindi, sì, la maggior parte dei medici si sono chiusi alla nostra proposta, ma al contempo, con quelli che si sono aperti è nata una splendida collaborazione. Che dire, i pionieri sono sempre una minoranza.

LD: Vero. Ma questa esperienza è decisamente incoraggiante. Dopo questi primi ottimi successi, quali sono i tuoi progetti? Dove vuoi portare questa iniziativa? Come la farai crescere nei prossimi mesi?

Come operatrice olistica sto mettendo a punto le premesse per un nuovo progetto lavorativo di cui però non voglio ancora dire nulla :-)

Aggiungo solo che sarà un canale più "corporeo" che mi permetterà di divulgare ancora meglio la cura della casa come cura di se stessi…e quindi anche il decluttering.

Di certo continueremo a fare i nostri incontri presso vari partner olistici con cui abbiamo fatto networking sul territorio.

Continueremo a parlarne in clinica e a proporlo e promuoverlo in nuove strutture sanitarie (private).

Grazie ai canali di Elisa porteremo il decluttering (e in generale l'Architettura del Benessere) negli eventi legati anche all' architettura più classica, lo porteremo nelle fiere del settore olistico e naturale, come abbiamo già fatto in passato e…ci piacerebbe portarlo in piazza...:-)

E non sto scherzando, perché ci stiamo attrezzando per una pazza e strampalata idea che ci sta a cuore e che stiamo traducendo in realtà, step by step!

LD: Ma sì dai, ai pionieri è concessa anche un po’ di pazzia. O forse gli è richiesta…

Quando vado in giro mi trovo spesso a osservare le case, pensando a quante cose ci sono dentro, a quanti oggetti superflui ingombrano spazi fisici e mentali di chi le abita…e penso…”quanto lavoro!“ :-D …ma soprattutto, quante persone che potrebbero ritrovare maggiore e libertà e consapevolezza!

Ti racconto questo aneddoto: alla fine del primo incontro in Clinica un signore si avvicina e ci dice: “Ragazze, brave! È un grande lavoro il vostro, ho la figlia che sta studiando ingegneria edile, ma se non trova le dirò di formarsi nel decluttering, a Milano c'è qualche scuola?"

Ah ah…le nuove professioni del futuro! :-)

LD: Professione del futuro, non lo so, ma il presente direi che lo stiamo già migliorando un po’ ;-)

In attesa di incontrare Silvia ed Elisa nelle vostre piazze, potete trovarle su www.archibenessere.it.  

Complimenti, e in bocca al lupo!

(E come sempre, se hai domande o commenti, per me o anche per Silvia, fatti sentire qui sotto!)​

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ilaria biganzoli

Che dire… bravissima allieva di bravissimo insegnante.
Grazie Silvia, la tua carica contagiosa di ‘allegeritrice’ di vita sicuramente ti/vi/ci porterà lontano. Consulente per il Ministero della Sanità… minimo! Aahaahhhhh!
Grazie Lorenzo perchè anche in queste considerazioni realistiche che ridimensionano un po’ gli entusiasmi, sei sempre molto saggio ed equilibrato.
Un abbraccio e… avanti tutta!

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